La personificazione di Costantinopoli sulle monete di Costantino I moreAtti Salvatore Calderone (1915-2000). La personalità scientifica, Pelorias 17, Messina 2010, pp. 169-173 |
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DANIELE CASTRIZIO
(Università di Messina)
La personificazione di Costantinopoli sulle monete di Costantino I
La vittoria su Licinio e la fondazione di Costantinopoli Una serie monetale battuta da Costantino I nella zecca di Costantinopoli ci illumina sull’importanza che lo stesso imperatore diede alla campagna combattuta per mare e per terra tra Bisanzio e Crisopoli nel 324, grazie alla quale fu sbaragliato il concorrente Licinio e lui stesso divenne unico monarca dell’orbe romano. La moneta, coniata tra il 326 ed il 330, ci mostra una Vittoria stante su nave da guerra a d., con una corona d’alloro in ciascuna delle mani1 (fig. 1). La leggenda LIBERTAS PVBLICA, in palese nesso causale rispetto alla tipologia, fa riferimento alla sconfitta del “tiranno” Licinio, evocata dalla Vittoria su nave, ed alla conseguente “liberazione” della parte orientale dell’Impero. Rimarchiamo come una delle conseguenze più durature di quelle battaglie sia stata la fondazione di Costantinopoli Nuova Roma nel sito dell’antica colonia greca di Bisanzio, decisa all’indomani stesso della grande e decisiva vittoria contro Licinio2. La nuova capitale, nell’ideologia imperiale dell’epoca3, veniva a caratterizzarsi, fin da principio, come la “città della vittoria” di Costantino, monumento perenne e grandioso della legittimazione della nuova dinastia a regnare sui Romani. La serie monetale è accompagnata da due medaglioni di bronzo della zecca di Roma, datati al 327-333, che presentano un rovescio comune, su cui
RIC VII, 572, n. 18, tav. 18. Sulla fondazione di Costantinopoli v., da ultimo, G. DAGRON, Costantinopoli. Nascita di una capitale (330-451), tr. it. Torino 1991. 3 Sull’ideologia imperiale costantiniana v. S. CALDERONE, Teologia politica, successione dinastica e consecratio in età costantiniana, in Le culte des souverains dans l’Empire Romain, Entretiens Hardt 19, Vandoeuvres-Genève 1972, 213-262; ID., Il pensiero politico di Eusebio di Cesarea, in G. BONAMENTE – A. NESTORI (a cura di), I cristiani e l’impero nel IV secolo, Macerata 1988, 45-54.
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è raffigurata una nave da guerra a d. che reca l’Imperatore al timone, cinque rematori, tre insegne militari e la Vittoria con ramo di palma e corona a prua, con leggenda VICTORIA AVG(VSTI). Per quanto concerne il recto, invece, sul primo4 (fig. 2) la tipologia presenta un busto di Costantinopoli elmata (identificata dalla leggenda CONSTANTINOPOLIS), mentre sul secondo5 (fig. 3), al posto della personificazione della città, è raffigurato il busto del cesare Costantino II, riconoscibile per la leggenda CONSTANTINVS IVN NOB C. Andreas Alföldi6, basandosi sull’interpretazione della tipologia del verso, ha ricollegato questi medaglioni alla vittoria su Licinio del 324. Già in altra sede7 abbiamo rilevato come la teoria dell’Alföldi, che verte sulla celebrazione della vittoria su Licinio del 3248, e che è ormai considerata “canonica”, non ci sembra collimare con i dati noti dalle fonti e la conseguente ricostruzione storica degli avvenimenti. Come risulta dai documenti, la vittoria su Licinio fu propiziata da una azione navale nei Dardanelli compiuta dal cesare Crispo, comandante della flotta costantiniana, manovra che costrinse il nemico a far sbarcare l’esercito nella zona di Crisopoli, dove poi venne annientato dalle truppe guidate da Costantino9. I medaglioni in oggetto, come abbiamo notato, non raffigurano il vero responsabile della vittoria navale, Crispo, ma il fratellastro Costantino II, che non ci risulta avere avuto parte alcuna nello scontro, e Costantinopoli. Per questo motivo abbiamo ipotizzato che i medaglioni intendano riferirsi alla riorganizzazione e l’accentramento della flotta a Costantinopoli10, ed al comando generale della stessa affidato a Costantino II, erede presuntivo11. Questo nuovo spiegamento della flotta da guerra si inquadra bene nella smobilitazione della base navale del Miseno, rea di aver dato appoggio a Massenzio nel corso della campagna d’Italia, voluta da Costantino I. Dopo il 330, in anni ormai lontani dallo scontro con Licinio, fu ripresa la tipologia della Vittoria, con lancia e scudo, su prua di nave, questa volta sul
4 RIC VII, 332, n. 301; F. GNECCHI, I medaglioni romani, II, Milano 1912, 2, 136, n. 5, tav. 131, n. 9. Esiste anche una variante, segnalata da GNECCHI, Medaglioni cit., 137, n. 6, con altre due insegne militari al posto della Vittoria a prua. 5 Cf. GNECCHI, Medaglioni cit., 141, n. 11, tav. 133, n. 12. 6 Cf. A. ALFÖLDI, On the Foundation of Constantinople: a few notes, JRS 37, 1947, 11. 7 Cf. D. CASTRIZIO, Sul significato delle navi da guerra sulle monete di età tetrarchica e costantiniana, in L’Africa romana. Atti XIV Convegno Internazionale di studi (Sassari 7-10 dicembre 2000), Roma 2002, 228-229. 8 Lo stesso ALFÖLDI, On the foundation cit., 10-16 propone di leggere in questa chiave anche le emissioni con nave di Costante e Costanzo II, distanti un’intera generazione dalla pur importante battaglia contro Licinio. Per la nostra interpretazione vedi infra. 9 Cf. A. CHASTAGNOL, L’accentrarsi del sistema: la tetrarchia e Costantino, in A. CARANDINI - L. CRACCO RUGGINI - A. GIARDINA (a cura di), Storia di Roma 3, L’età tardoantica 1, Torino 1993, 217. 10 Lo stesso ALFÖLDI, On the Foundation cit., 10-16, ritiene le emissioni celebrative con la figura di Costantinopoli indicative del nuovo ruolo della città come stanza delle principali flotte imperiali. 11 Cf. CASTRIZIO, Sul significato cit., 229.
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verso di emissioni monetali regolari (fig. 4), mentre al recto è collocato un busto elmato di Costantinopoli - identificata dalla leggenda - abbigliata con abiti consolari. Tale tipo monetale fu adottato dalle zecche imperiali di Lione12 (330-335), Treviri13 (330-337), Arelate14 (330-337), Roma15 (330-331, 333337), Aquileia16 (334-336), Siscia17 (330-335), Tessalonica18 (330-333, 336337), Eraclea19 (330-336), Costantinopoli20 (330-335), Nicomedia21 (330335), Cizico22 (330-336), Antiochia23 (330-333, 335-337) ed Alessandria24 (333-335) per l’emissione di folles di bronzo. La nostra lettura iconografica interpreta la Vittoria su prua di nave come propaganda della ritrovata sicurezza delle rotte marittime. Tale sicurezza sarebbe stata assicurata dalla flotta da guerra di stanza nella nuova capitale dell’Impero, Costantinopoli, evocata dal busto della sua personificazione. Il ruolo di sede della flotta divenne canonico nella stessa iconografia della Nuova Roma25 con l’inserzione di una prua di nave da guerra sotto un piede della personificazione della città e la graduale sparizione dalla mano destra del ramo, simbolo di pace. Konstantinoupolis = Nikopolis Pur se non direttamente collegata con i due medaglioni esaminati, altri documenti monetali appaiono in linea con l’ipotesi dell’Alföldi, e, quindi, maggiormente legati alla vittoria su Licinio ed alla fondazione di Costantinopoli all’indomani stesso della battaglia. A nostro avviso, utilizzando il metodo della lettura iconografica, in essi è possibile apprezzare l’evoluzione dell’iconografia della nuova capitale dell’Oriente, che, attraverso varie fasi, arrivò infine ad acquisire un tipo che rimase canonico per secoli. L’evoluzione della tipologia prende le mosse dal tentativo di legare la personificazione della città all’ideologia della vittoria imperiale. In una prima fase (fig. 5), infatti, la città è raffigurata proprio come una Vittoria alata seduta in trono, con ramo nella mano d., cornucopia nel braccio s. e piede d. su prua di nave26.
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RIC VII, 138, n. 241. RIC VII, 214, n. 523. RIC VII, 271, n. 344. RIC VII, 336, n. 332. RIC VII, 407, n. 123. RIC VII, 453, n. 224. RIC VII, 524, n. 188. RIC VII, 557, n. 115. RIC VII, 579, n. 63. RIC VII, 634, n. 196. RIC VII, 654, n. 73, pl. 22, n. 93. RIC VII, 693, n. 92. RIC VII, 712, n. 64. Vedi infra. Cf. GNECCHI, Medaglioni cit., II, 135, n. 14, tav. 130, n. 8.
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La leggenda, VICTORIA AVGVSTI, legata al ramo, simbolo della ritrovata pace, e alla cornucopia, che simboleggia la prosperità, rimanda al concetto propagandistico che solo grazie alla vittoria su Licinio sia stata assicurata la tranquillità ed il benessere per l’orbe romano. Ma, rimarchiamo, questo concetto è espresso, dal punto di vista della tipologia monetale, con una personificazione di Costantinopoli/Vittoria e non mediante la tradizionale Nike. Costantino, il grande innovatore dell’iconografia imperiale27, ha trovato il modo di trasformare un’immagine stereotipata, quale quella della Vittoria, in una originale creazione iconografica. L’evoluzione dell’ideologia connessa con la nuova città imperiale comporta una serie di aggiustamenti dell’iconografia di Costantinopoli. Il più importante, destinato a modificare radicalmente l’immagine della personificazione della Nuova Roma, è, a nostro avviso, l’aggiunta di una corona turrita, simbolo della cinta muraria28 (fig. 6), mentre, su alcuni esemplari, la cornucopia viene sostituita da un trofeo29. Costantinopoli diviene una Tyche poleos L’introduzione della corona turrita, sia pure su una personificazione alata, aprì la strada, a nostro avviso, alla successiva evoluzione dell’iconografia di Costantinopoli. La tipologia della Nuova Roma andò progressivamente a sottolinearne il ruolo di Città Imperiale, man mano che ci si allontanava dal ricordo della guerra civile con Licinio e con le sue legioni di soldati romani. La nuova iconografia, che divenne ben presto canonica e come tale venne trasmessa ai secoli futuri, è stata fissata ancora negli anni di Costantino, come dimostrano due medaglioni coevi, uno aureo30, l’altro in argento31 (fig. 7), coniati negli ultimi anni di regno dell’imperatore. In entrambi la personificazione di Costantinopoli non ha più l’attributo delle ali della Vittoria, e si presenta seduta in trono, con corona turrita, cornucopia e piede su prua di nave. La leggenda celebra Costantino come DN CONSTANTINVS MAX[IMUS] TRIVMF[ATOR] AVG.
27 Cf. D. CASTRIZIO, La semantica del trono: l’età bizantina. Il senzon: trono di Cristo, trono del Basileus, in c. di s.; IDEM, La veste consolare nelle tipologie monetali tardoantiche e bizantine, L. DI PAOLA - D. MINUTOLI (a cura di), Poteri centrali e poteri periferici nella Tarda Antichità, confronti conflitti. Atti della Giornata di Studio, Messina 5 Settembre 2006, Firenza 2007, 67 - 73. 28 Cf. GNECCHI, Medaglioni cit., II, 136, n. 4, tav. 131, n. 8. 29 Cf. GNECCHI, Medaglioni cit., II, 136, n. 1, tav. 131, n. 5. Il tipo deve essere stato utilizzato fino a Costanzo II, esistendo un medaglione, GNECCHI, Medaglioni, cit., II, 136, n. 2, che, per la leggenda del rovescio, FEL TEMP REPARATIO, sembra appartenere agli anni in cui tale frase era presente sulle emissioni dell’Imperatore. Sempre in GNECCHI, Medaglioni cit., II, tav. 136, n. 6, ritroviamo una meno consueta personificazione di Costantinopoli stante, con corona turrita, ramo, labaro e prua di nave. 30 Cf. GNECCHI, Medaglioni cit. I, 18, n. 35. 31 Cf. GNECCHI, Medaglioni cit. I. 58, n. 11, tav. 28, n. 11.
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La nuova tipologia mostra la personificazione della città come una vera e propria Augusta su un trono con alta spalliera. Rispetto alle tipologie precedenti, si è operato anche uno spostamento dell’asse della figura: mentre prima Costantinopoli era mostrata di profilo, nella nuova immagine la personificazione appare di scorcio, con la testa in posizione frontale. Un ultimo accenno si deve fare alla veste, che, sulla scorta della tradizionale personificazione di Roma, rimane quella di Athena/Minerva. La nuova tipologia, come detto, rimarrà canonica nei secoli seguenti, ma, in questi primi esemplari, il legame con la vittoria non viene completamente meno, come dimostra la leggenda del verso che presenta Costantino come Maximus Triumfator. Ci sembra, allora, che si debba necessariamente riconoscere nella tipologia monetale della Nuova Roma il voluto parallelo propagandistico tra l’invitto Costantino e la vittoriosa Costantinopoli, città che porta il nome dell’imperatore e monumento all’invincibilità dell’Impero dei Romani.