Holm numismatico more“ Kokalos” IL, 2003 [2008], 285-302. |
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Κ Ω ΚΑ Λ Ο Σ
Rivista fondata da Eugenio Manni. Direzione scientifica: Pietrina Anello, Pierre Carlier, Ernesto De Miro, Rosalia Marino, Domenico Musti, Jorge Martínez-Pinna, Francesco Paolo Rizzo, Guido Schepens. Direttore responsabile: Pietrina Anello. Redazione: Roberto Sammartano.
ΚΩΚΑΛΟΣ
ST U DI PU B B L I CAT I DA L L A SEZ I ONE D I S TO R I A A N T I CA DEL DI PA RT I MENTO D I BE N I CU LT U R A L I DEL L’U NI V ERS I TÀ D I PA L E R M O
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FABRIZ IO SER RA · E DITO RE
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S O M M ARIO
Premessa Giuseppe Castellana, Isabella Martelli, Mario Negri, Recenti ritrovamenti nella Sicilia centro-meridionale: la ceramica incisa di Monte Grande Antonietta Brugnone, Tessuti costumi e mode nella Sicilia antica Daniela Sinatra, Il nostos di Argo. Gli itinerari della leggenda nella tradizione letteraria Sergio Giannobile, Iscrizioni greche inedite di Solunto Sergio Giannobile, Incensiere di bronzo del Museo Archeologico di Palermo “A. Salinas” Sergio Giannobile, Braccialetto di bronzo siciliano con incipit del salmo 90 (91) «cento anni dopo. la figura e l’opera di adolfo holm» (colloquio del 3-v-2000) Antonino Pinzone, Adolf Holm nel contesto della cultura siciliana Barbara Scardigli, Johann Gottfried Adolf Holm e la Germania Erinnerungen von Adolf Holm. Aufgeschrieben einige Monate vor seinem Tode, 9. Juni 1900 Pietrina Anello, La Geschichte Siciliens im Alterthum di Adolf Holm Federica Cordano, Adolf Holm e l’epigrafia Giovanni Uggeri, La topografia della Sicilia antica dal Rinascimento ad Adolfo Holm Maria Caccamo Caltabiano, Holm numismatico 135 9
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s om m a r i o «per ricordare eugenio manni a dieci anni dalla scomparsa» (2-v-2000)
Domenico Musti, L’opera di Manni oggi Francesco Paolo Rizzo, Per ricordare Eugenio Manni a dieci anni dalla scomparsa Sebastiana N. Consolo Langher, Da Ecateo a Filisto, a Strabone, a Scilace: Terina, il Lametino e l’antica Italía in un recente studio di Giovanna De Sensi Sebastiana N. Consolo Langher, La moneta greca in un’opera multimediale.A proposito di un CD Rom curato da MariaCaccamo Caltabiano Recensioni Pubblicazioni ricevute Periodici in cambio
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l presente volume era stato progettato come secondo tomo del numero xlvi (2000) di Kokalos che l’editore Bretschneider si è dichiarato indisponibile a pubblicare a causa dei «numerosi problemi tecnici». Si interrompe in questo modo una collaborazione, rivelatasi proficua e fruttuosa, iniziata nel lontano 1975 grazie all’apertura culturale del dottor Giorgio Bretschneider e alla lungimiranza del prof. Eugenio Manni, ai quali va il mio grato ricordo. Colgo l’occasione per ringraziare il nuovo Editore, prof. Fabrizio Serra, per la disponibilità e la generosità con cui ha risposto alla mia richiesta di iniziare la collaborazione con la Sezione di Storia antica del Dipartimento di Beni Culturali, Storico-Archeologici, Socio-Antropologici e Geografici e con l’Istituto Siciliano per la Storia antica “Eugenio Manni” già con questo numero di Kokalos. Pietrina Anello
HOLM NUMISMATICO
La maggiore opera di Numismatica di Adolfo Holm è sicuramente la sua Storia della moneta siciliana, ma certamente pochi, leggendola, immaginerebbero che essa è pressoché l’unica opera di numismatica scritta dallo studioso. L’ampia consultazione della bibliografia contemporanea, l’approfondita conoscenza del documento monetale, la disponibilità dello storico a cogliere il fenomeno monetale nel suo contesto storico-geografico, fanno della storia della monetazione siciliana la prima messa a punto globale, e dobbiamo aggiungere anche l’ultima trattazione completa ancora oggi disponibile, nella misura in cui – a cento anni di distanza da quella pubblicazione – nessuna storia altrettanto ricca, esaustiva ed aggiornata, dalle origini del fenomeno monetale in Sicilia al suo esaurirsi sotto il dominio romano, è stata riscritta (1). Dell’importanza, della novità, del rigore scientifico della sua attività ma nel contempo della sua dipendenza da quanti egli stesso considerava gli esperti della disciplina numismatica, era consapevole anche l’Holm. Nell’introduzione alla Storia della moneta siciliana (2) affermava, infatti: «Che io stesso mi sia studiato, non senza l’approvazione delle persone competenti, di contribuire al progresso della storia delle monete siciliane, secondo i principi della moderna numismatica e sulle orme dei grandi maestri di questa disciplina è provato dal mio lavoro sull’antica Catania, da parecchie parti della mia storia della Sicilia nell’antichità (vol. I e più specialmente vol. II), come pure dei 4 volumi della mia Storia Greca. Perciò ho creduto di potermi arrischiare a trattar adesso di tutta quanta la Sicilia in un lavoro generale, dando in tal modo un libro, che ancora mancava, a coloro che si dilettano della numismatica siciliana e della storia della Sicilia».
(1) Sintetiche messe a punto si debbono a G.K. JENKINS, Coins of Greek Sicily, London 19762; A. S TAZIO, Monetazione ed economia monetaria, in Sikanie. Storia e Civiltà della Sicilia Greca, Milano 1985, 79-122; K. RUTTER, Greek Coinages of Southern Italy and Sicily, London 1997. (2) A. HOLM, Storia della moneta siciliana, Torino 1901, 8.
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La storia della monetazione siciliana, pubblicata solo verso la fine dei suoi anni, nel 1897, e nota agli italiani soprattutto nella traduzione curatane da Giuseppe Kirner nel 1901 (3), era maturata nel più ampio contesto dello studio di tutta la monetazione greca: lo rivelano le pagine introduttive dell’opera, che significativamente iniziano con l’affermazione: «L’importanza dello studio della numismatica per la storia dei Greci si viene riconoscendo presentemente ogni giorno di più» (4). I Greci avevano usato la moneta subito dopo la sua invenzione: in tale uso Holm riconosce la più alta espressione della loro autonomia ed originalità, ed il prodotto più significativo e compiuto della polis antica. «La maggiore unità politica dei Greci era la città, ogni città, volendo, poteva coniare moneta, e la maggior parte lo vollero e lo fecero». I Greci erano amanti delle novità: quando si consumavano i conii, sceglievano spesso delle nuove tipologie, divenne così possibile che le relazioni politiche delle città si riflettessero sulla coniazione delle monete. L’intensa vita politica siciliana avrebbe favorito le diverse monetazioni, consentendo all’isola di assumere in tale settore un posto eminente nell’antichità. L’adattamento alle varie occasioni politiche avrebbe determinato il costante aggiornamento artistico delle tipologie siciliane, per cui a differenza del conservatorismo artistico rivelato dalle monete di Atene, quelle della Sicilia mostravano quel continuo rinnovamento che aveva fatto sì che «la storia della moneta siciliana formasse un capitolo importantissimo della storia dell’arte greca». Traspare in quest’ultimo giudizio dello storico il fine senso critico dell’amante della storia dell’arte, ma soprattutto il convinto estimatore della produzione numismatica siciliana ritenuta la più pregevole che mai fosse stata realizzata nel mondo antico ( 5). Dello studio della numismatica, con semplicità e chiarezza
(3) Titolo dell’opera originale Geschichte des sicilischen Münzwesens bis zur Zeit des Augustus. (4) Soltanto qualche anno prima TH. R EINACH, L’Histoire grecque et la numismatique, in Rev. Int. de l’Insegnement, n° del 15.1.1894, Paris, 5-23, in occasione della prolusione al corso libero dell’ Histoire de la Grèce par les monnaies, pronunciata alla Sorbona il 15.1.1894, aveva affermato che l’insegnamento della numismatica per essere veramente fecondo doveva rivolgersi innanzitutto agli studiosi di storia, agli artisti, agli economisti, e in generale a tutte le persone colte «désireuses de pénétrer plus avant dans l’intimité des civilisations anciennes». (5) Anche J.W. Goethe (1749-1832) nel suo Voyage en Italie, citato in G.K. JENKINS, Ancient Greek Coins, London 19902, 170, meravigliato della bellezza delle monete greche, scoperte presso un collezionista siciliano, aveva dichiarato «La Sicile et la Grande Grèce m’ont donné l’espoir d’une vie nouvelle».
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d’idee, A. Holm definisce metodologicamente l’importanza delle coordinate spazio-temporali. Due appaiono allo studioso i compiti principali della numismatica: quello geografico, consistente nella corretta attribuzione delle monete al luogo di coniazione, e quello storico-cronologico, certamente il più problematico ed importante, concernendo la definizione della cronologia dei documenti. Indispensabili per la definizione delle cronologie appaiono allo storico: a) la tradizione letteraria degli antichi; b) i caratteri artistici delle monete; c) i caratteri paleografici delle leggende. Anche se non sfugge ad A. Holm l’importanza degli aspetti economici della moneta essi vengono lasciati in secondo piano a vantaggio della ricostruzione della storia delle relazioni commerciali. Una storia che passa per Holm attraverso la ricostruzione dei sistemi ponderali, consapevole, tuttavia, che mentre per le monete d’argento è possibile risalire al sistema metrologico d’appartenenza, assai più difficile si presenta l’identificazione del sistema ponderale del numerario bronzeo, che nella maggior parte dei casi non rispetta l’unità di riferimento (6). Nel contesto in cui parla della metodologia numismatica Holm riesce a cogliere uno degli aspetti sicuramente più importanti della monetazione siciliana: lo studioso ritiene che, per l’arco temporale compreso fra il 500 e il 200 a.C., la cronologia delle emissioni siciliane possa essere determinata con un margine di errore non superiore ai venti anni. La continuità del fenomeno monetale in Sicilia, la diversità delle tipologie che lo caratterizzano e lo rinnovano ad ogni cambiamento di situazione politica, il suo essere specchio della sensibilità artistica contemporanea fanno della storia della moneta siciliana un costante elemento di riferimento per l’intera storia della monetazione antica in età greca. Il giudizio dello studioso, sicuramente profondo e ancora oggi valido, non poteva che nascere dalla conoscenza del fenomeno monetale nel suo complesso, e dalla con(6) Manca ancora nell’Holm la dimensione del rapporto tra moneta e scavo archeologico, essendo ai suoi tempi il rinvenimento delle monete il risultato di eventi fortuiti piuttosto che di scavi sistematici. Ancora oggi, tuttavia, si discute quale debba essere il rapporto fra l’archeologo e le monete che trova nello scavo, considerate spesso documenti “datanti” senza tener conto della problematica che sottende alla loro cronologia: vd. a tal proposito H. NICOLET-PIERRE, Numismatique grecque, Paris 2002, 36-43.
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sapevolezza del posto occupato dall’esperienza monetale siciliana nel più ampio contesto mediterraneo. Modestamente, tuttavia, la sua storia della moneta siciliana era intesa da Holm come un «tentativo» che poteva interessare coloro che conoscevano già la storia della Sicilia o desideravano impararla, un «commentario alla storia dell’isola» e «un’applicazione dei principi della contemporanea scienza numismatica alle monete della Sicilia». Nella storia degli studi numismatici A. Holm riconosceva l’importanza della scuola francese (da Th. Mionnet al Duc de Luynes, da Raoul-Rochette a F. Lenormant a E. Babelon), un po’ meno di quella tedesca (Th. Mommsen, J. Brandis, E.J.Th. Friedlaender, A.F.C. von Sallet), ma soprattutto di quella inglese che qualche decennio prima (1876) aveva trovato per la storia della moneta siciliana il fondamentale contributo di Reginald Stuart Poole, Barclay Head, Percy Gardner, editori del volume Sicily del catalogo del British Museum (London 1876). Per la storia della monetazione siracusana, oltre la messa a punto di Barclay Head (7), fondamentali per lui erano gli studi di Arthur John Evans, Keeper dell’Ashmolean Museum di Oxford, pubblicati nel 1892 e nel 1894 (8). Holm non sottovalutava comunque neanche il contributo offerto alla numismatica siciliana dagli studiosi italiani, siciliani soprattutto, dal principe di Torremuzza (9) ad Antonino Salinas ( 10), di cui affermava «Ciò che questo numismatico ... sa ed ha scritto intorno alla grande collezione di monete siciliane del barone Pennisi in Acireale, oltrepassa di gran lunga quella che conoscono perfino i numismatici di professione». Ma citava anche Gr. Ugdulena (11) a propo-
(7) All’opera di B.V. HEAD, History of the Coinage of Syracuse. On the Chronological Sequence of the Coins of Syracuse, London 1874, A. Holm aveva dedicato una recensione (Bemerkungen zu Head’s Coinage of Syracuse, in Zeit.f.Num. 1875) che egli stesso cita a p. 7, ricordando del famoso numismatico anche la Historia Numorum. A Manual of Greek Numismatics, Oxford 1887. (8) A.J. EVANS , Numismatic light on the Sicily of Timoleon, in E.A. FREEMAN, The history of Sicily, IV, Oxford 1894; I D., Contributions to Sicilian Numismatics I, in NC 1894; e II, 1896, 101-143. (9) G.L. C ASTELLO P RINCIPE DI TORREMUZZA, Siciliae populorum et urbium regum quoque et tyrannorum veteres nummi, Saracenorum epocam antecedentes, Panormi 1781. (10) A. S ALINAS, Le monete delle antiche città della Sicilia, Palermo 1867; ID., Sul tipo delle teste muliebri nelle monete di Siracusa, Boll. Comm. Antichità e Belle Arti, Palermo 1873; vd. anche la ristampa di numerosi contributi in A. SALINAS, Scritti Scelti, Palermo 1977. (11) GR. UGDULENA, Sulle monete punico-sicule, Palermo 1857.
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sito delle monete punico-sicule, Giuseppe Romano ( 12) per le monete di Agatocle, il giovane Ettore Gabrici ( 13) che aveva già lavorato sulla monetazione di Himera e Thermae. Oltre alla bibliografia contemporanea Holm conosceva direttamente anche le monete. Forse fu proprio la sua permanenza in Sicilia e il contatto con il ricco patrimonio numismatico dell’isola a richiamare la sua attenzione sull’importanza storica dei documenti monetali: la prolusione tenuta presso l’Università di Palermo nel 1877, suo primo anno d’insegnamento, a proposito dei compiti dello storico non recava ancora alcun accenno ai documenti monetali. Nella sua opera egli non fa, comunque, riferimento ad alcuna collezione locale e per gli esemplari illustrati nelle tavole della sua storia della monetazione siciliana, esprime grandissima riconoscenza soprattutto allo studioso svizzero Friedrich Imhoof Blumer, di cui cita l’acquisto a Palermo della Collezione Fischer, nucleo di una grandiosa Collezione privata il cui studio «ha contribuito … ai progressi della numismatica siciliana e di tutti gli altri rami della numismatica greca» ( 14). Non gli erano tuttavia ignoti i cataloghi delle vendite all’asta, che cominciavano allora a circolare non soltanto fra i collezionisti ma anche fra gli studiosi, e di cui aveva perfetta cognizione allorché affermava «Londra è il mercato principale delle monete greche, come Parigi lo è delle romane» (15). Nella seconda parte della sua introduzione, in non più di tredici pagine dal titolo Le monete greche e la loro importanza per lo studio dell’antichità, Holm traccia le linee di sviluppo del fenomeno monetale dall’origine delle prime monete battute in elettro in Lidia, in ideale connessione con l’utilizzo di unità ponderali di origine babilonese, al trasferimento del fenomeno monetale nella Grecia propria, in relazione all’affermarsi del sistema ponderale eginetico. In lucida successione, che interessa il lettore anche per la selezione degli argomenti trattati, Holm ricorda i principali nominali greci, dallo stater (che egli designa come «la moneta di conto più usata in ogni singola località») alla dracma («la vera e sostanziale unità, fondata sul peso»); ricorda poi la varietà delle tipologie monetali, in cui lo
(12) G. ROMANO, Sopra alcune monete scoverte in Sicilia, che ricordano la spedizione di Agatocle in Africa, Palermo 1862. (13) E. GABRICI, Topografia numismatica dell’antica Imera (e di Terme), Napoli 1894. (14) HOLM, Storia della moneta siciliana, 6. (15) HOLM, Storia della moneta siciliana, 8.
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studioso riconosce un segno attestante il buon peso della moneta e il marchio impresso dal potere che l’ha emessa. Il segno di garanzia, in origine, sarebbe stato rappresentato solo dall’immagine, più tardi sarebbe stata aggiunta anche l’iscrizione. Man mano che lo studioso procede nella sua presentazione il lettore percepisce che alla base di ogni singola affermazione esiste una conoscenza più ampia, che consente ad Holm quando parla dei sistemi ponderali di notare, ad esempio, il formarsi di aree economiche caratterizzate dall’utilizzo della medesima unità ponderale, ovvero anche della medesima tipologia come nel caso di Corinto e delle sue colonie (16); di evidenziare l’affermarsi delle monete ateniesi in ambito orientale (17); nonché di sottolineare l’utilizzo quasi generalizzato del sistema ponderale attico sotto il regno di Alessandro Magno (18). In ogni emissione monetale Holm riconosce l’espressione dell’autonomia cittadina e la prova della solvibilità dello stato emittente. Le comunità politiche che batterono moneta, che possedettero cioè il “diritto monetario”, vengono distinte dallo studioso in tre gruppi principali: il primo costituito dalle città (in principio forse avrebbero coniato anche i templi, come – ad esempio – quello di Apollo Didimeo a Mileto); il secondo dalle «regioni riunite in una stabile lega», cioè dagli stati federali come quello degli Arcadi, Achei, Beoti, Etoli, Tessali, Epiroti, Calcidesi, Sicelioti (19); il terzo dalle leghe temporanee, spesso con tipi distribuiti sulle due facce, come quelle di alcune città magno-greche ( 20) o della symmachia di alcune
(16) HOLM, Storia della moneta siciliana, 15. Un’analisi completa del fenomeno è stata realizzata solo in tempi relativamente recenti, vd. AA.VV., La monetazione corinzia in Occidente. Atti del IX Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici (Napoli 1986), Roma 1993. (17) HOLM, Storia della moneta siciliana, 11. L’ampiezza e la complessità del fenomeno hanno fatto sì che nessuna indagine globale sia stata ancora oggi realizzata. (18) HOLM, Storia della moneta siciliana, 11. Per una sintesi del problema vd. O. MØRKHOLM, Early Hellenistic Coinage, Cambridge 1991, 42-54; G. L E RIDER, Études d’histoire monétaire et financière du monde grec, III, Athènes 1999, 1058-1061. (19) HOLM, Storia della moneta siciliana, 14. Nonostante diversi interventi si registrino negli ultimi quaranta anni, sulle emissioni federali non esistono ancora trattazioni complete sebbene costituiscano un fenomeno rilevante all’interno del panorama monetale antico. (20) HOLM, Storia della moneta siciliana, 4-15. Sulle motivazioni della riduzione del piede ponderale corinzio ad opera delle città magno-greche, vd. G. LE R IDER, À propos d’un passage des Poroi de Xénophon: la question du change et les monnaies incuses d’Italie du Sud, in Kraay-Mørkholm Essays, Louvain-la-Neuve 1989, 257-291.
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città dell’Asia Minore (21). Dalla menzione del rapporto di alleanza fra le città lo studioso passa alle relazioni monetarie tra le metropoli e le colonie, per rilevare come le colonie risultino del tutto indipendenti dalla madrepatria quanto ai tipi delle loro monete. Può anche accadere, tuttavia – nota lo studioso –, che una colonia, anche a distanza di tempo, si ricordi delle proprie origini; si spiegano così i tipi bacchici adottati in Sicilia da Naxos duecento anni dopo la sua fondazione, e il fatto che la colonia ateniese di Thuri assuma il tipo della testa di Pallade, ricavandolo dalle monete della madrepatria, Atene. Pur non essendo in antagonismo con Corinto Siracusa, invece, volle dimostrare anche per mezzo delle monete la propria indipendenza, scegliendo liberamente i propri tipi. Solo al tempo di Dione e di Timoleonte l’importante colonia di Corinto avrebbe dimostrato la sua parentela con la madrepatria adottando i tipi monetali dei pegasi (22). Manca – stranamente – nel novero messo insieme dallo studioso per enumerare le autorità che hanno emesso moneta qualsiasi accenno ai sovrani o ai tiranni, cui pure l’Holm dedicherà ampia parte della sua storia della monetazione siciliana, e ai quali aveva fatto cenno anche nella sua Storia Greca (1886-1894). Sulla scorta degli studi del Curtius («Seguendo i principi stabiliti dal Curtius») e di quelli del Gardner ( 23) A. Holm parla di «carattere religioso dei tipi» monetali ( 24). Molti oggetti sono sacri ai numi venerati dalle città, e col passar del tempo oltre alle divinità più importanti vengono rappresentate anche le divinità secondarie con i loro simboli. Nel contesto in cui analizza i caratteri esterni della moneta Holm evidenzia, sempre brevemente ma con grande lucidità, gli
(21) H OLM , Storia della moneta siciliana, 14; per tale trattazione lo studioso rimanda alla sua Griechische Geschichte, III, 54-57. In tempi più recenti un contributo significativo è stato offerto per le emissioni di Mitilene e Focea da F. B ODENSTEDT , Die Elektronmünzen von Phokaia und Mytilene, Tübingen 1981, ma manca ancora un esame complessivo del fenomeno. (22) Vd. AA.VV, in La monetazione corinzia in Occidente. Sui vantaggi economici di tale provvedimento, che consentiva di non pagare i tassi di cambio correlati all’utilizzo delle monete straniere, vd. D. CASTRIZIO, La monetazione mercenariale in Sicilia, Soveria Mannelli 2000, 66, 94. (23) Vd. P. GARDNER, The Types of Greek Coins, Cambridge 1883; F. IMHOOF B LUMER - P. GARDNER, Numismatic Commentaries on Pausanias, London 1887. (24) HOLM, Storia della moneta siciliana, 16-17.
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elementi più importanti che la contraddistinguono e che la rendono diversa dai numerosi altri documenti pervenutici del mondo antico: le monete sono degli «originali», egli afferma quasi lapidariamente, e quindi – spieghiamo noi – diverse dalle tante copie attraverso le quali ci è dato conoscere gran parte della produzione artistica di età classica; e sono «un prodotto dello stato», e quindi un documento ufficiale – sottolineamo ancora una volta noi –, che non può porsi sullo stesso piano di qualsiasi opera d’arte soggetta al gusto e alle finalità del committente. «Perciò dalle monete ci è dato di riconoscere il carattere, ch’ebbe l’arte in un tempo determinato in un determinato luogo: poiché la consuetudine di Atene, la quale continuava a bella posta a coniare in stile arcaico, è senz’alcun altro esempio» conclude lo studioso (25). Affermazioni brevi quelle che si susseguono nell’introduzione di Holm, anzi estremamente sintetiche, ognuna delle quali nel tempo ha rappresentato per gli studiosi di numismatica tema di approfondimento e di accanite dimostrazioni, laddove per lo storico apparivano degli enunciati quasi ovvi nella loro evidenza. Allorché col capitolo III inizia la sua Storia della moneta siciliana Holm finalmente richiama per inciso l’attenzione sugli aspetti economici della moneta: «Le monete sono una manifestazione delle condizioni economiche; e siccome queste stanno in intimo rapporto colle condizioni politiche (libertà o servitù), perciò i periodi, nei quali si distingue la storia della moneta di città o di paesi, dovranno per così dire, rispecchiare le divisioni della storia politica» (26). Insi-
(25) HOLM, Storia della moneta siciliana, 18. In questo caso manca allo studioso la consapevolezza dell’intenzionale arcaicizzazione dello stile applicata da diverse zecche per assicurare maggior credito alla propria moneta, una consapevolezza acquisita dai numismatici solo in tempi relativamente recenti. (26) HOLM , Storia della moneta siciliana, 23. Gli studi del secolo scorso (vd. già G. L E R IDER, La numismatique grecque comme source d’histoire économique, in Études archéologiques, a cura di P. Courbin, Paris 1963, 175-192) hanno in realtà dimostrato come non esista una proporzionalità tra la ricchezza economica di una città e il volume delle sue emissioni monetali. Città ricche di miniere come Atene hanno coniato molta moneta, altre hanno preferito commerciare il metallo sotto forma di lingotti. In genere l’intensificarsi delle emissioni corrisponde a politiche militari e di conquista che determinano spese straordinarie e, di conseguenza, l’esigenza di battere moneta (vd. M. C ACCAMO CALTABIANO - E.D. CASTRIZIO - M. P UGLISI, Dinamiche economiche in Sicilia tra guerre e controllo del territorio, in Quinte giornate internazionali di studi sull’area elima e la Sicilia occidentale nel contesto Mediterraneo, (Erice, 12-15 ottobre 2003), in corso di stampa.
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ste lo studioso anche sull’aspetto artistico delle monete, notando come non sempre le epoche della storia economica e politica coincidano con quelle dell’arte. Un esempio sintomatico viene ritrovato nel periodo delle monete realizzate dai maestri firmanti che lo studioso, seguendo le opinioni del tempo, data sia negli ultimi decenni del V sec. a.C., sotto il governo democratico, che nei decenni del governo tirannico di Dionisio I, avvertendone tuttavia l’intima contraddizione («l’età degli incisori, che segnarono il loro nome sulle monete, forma un’epoca speciale nella storia della moneta, quantunque costoro servissero dapprima il popolo e poi i tiranni» (27)). Torna infatti subito dopo a riaffermare che è la politica ad esercitare la massima influenza sulle vicende della coniazione, trovandone in Sicilia l’esempio più immediato «nell’azione esercitata sulla moneta dai numerosi tiranni». Seguendo la distinzione cronologica già proposta da B. Head (28), Holm propone di distinguere undici periodi della storia monetale siciliana segnati di volta in volta dalle caratteristiche tecniche, dalla personalità dei governanti, da quella dei maestri incisori, dalle figure dei tiranni o dei liberatori, da quella dei sovrani, infine dalla conquista romana dell’isola. Si succedono di conseguenza nella classificazione dello studioso l’età antichissima, che abbraccia le origini della moneta siciliana indicate approssimativamente intorno al 550 fino al 500 a.C.. L’età dei tiranni (dal 500 fino alla cacciata dei figli di Anassilla dalle due città dello Stretto, nel 461 a.C.). «L’età repubblicana fino al principio dell’intervento straniero [ateniese] in seguito alle conquiste di Siracusa», negli anni compresi dal 461 al 430 a.C. ca. L’età aurea dell’arte, a partire dal 430 a.C., in cui fiorirono i più insigni incisori di conii fino al 360 a.C., in un arco temporale che comprende l’attacco ateniese in Sicilia, l’attacco sferrato dai Cartaginesi contro le colonie greche dell’isola, il regno dei due Dionisi. A questi periodi succede il V, definito da Holm l’età dei liberatori, Dione e Timoleonte, e della libertà repubblicana, fino al 317
La storia della moneta è certo una componente della storia economica dell’antichità, ma certamente non la sola (cfr. NICOLET-PIERRE, Numismatique grecque, 63-65). Sul fiscalismo come una delle principali cause per la coniazione cfr. F. DE CALLATAY, Fiscalité et monnayage dans l’oeuvre de Georges Le Rider, in Travaux de numismatique grecque offerts à Georges Le Rider, M. Amandry - S. Hurter - D. Bérend edd., London 1999, 109-121; e inoltre G. L E RIDER, La naissance de la monnaie. Pratiques monétaires de l’Orient ancien, Paris 2001, 239-266. (27) HOLM, Storia della moneta siciliana, 23. (28) HEAD, History of the Coinage of Syracuse.
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a.C., anno in cui inizia l’età del tiranno Agatocle, che costituisce il VI periodo della sua suddivisione. Segue il VII periodo, individuato negli anni compresi fra Agatocle e Pirro (289-278 a.C.); l’VIII corrisponde al biennio trascorso da Pirro in Sicilia; il IX comprende gli anni di Jerone e Jeronimo (276-214 a.C.); il X consiste nel breve biennio della repubblica siracusana e delle altre città fino al 212 a.C.; e, infine, l’XI periodo, coincide con l’epoca romana, considerata da Holm a partire dal 241 nella Sicilia occidentale e dal 212 a.C. in quella orientale (29). All’interno di ciascun periodo selezionato A. Holm sviluppa l’analisi delle diverse emissioni in un quadro storico che cerca di valorizzare di volta in volta il momento politico e le informazioni che la moneta può offrire a prescindere anche dalle fonti letterarie, e qualche volta anche in opposizione ad esse. Non mancano notazioni sulla tecnica monetale, e soprattutto sulla grafia delle iscrizioni, ritenuta determinante ai fini della cronologia dei documenti; numerose osservazioni riguardano il significato delle immagini (il granchio di Acragas), la circolazione monetale, costantemente intesa come prova delle relazioni fra i popoli, e il valore di cambio fra i metalli. L’unico elemento che manca nell’attenzione rivolta da Holm alla moneta – perché i tempi non erano ancora maturi –, e che rimane il più peculiare della moderna metodologia di analisi del documento monetale, è quello della sequenza dei conii, fondamentale per la determinazione della cronologia relativa dei documenti. Già sommessamente enunciato da Friedrich Imhoof Blumer nei suoi lavori, il metodo si sarebbe affermato solo qualche decennio più tardi l’edizione dell’opera dell’Holm, con la pubblicazione dello studio di Kurt Ludwig Regling sulla monetazione di Terina del 1906 e di quello di Erich Boehringer del 1929 sulla monetazione di Siracusa. La storia della moneta siciliana di Holm è intessuta di tante osservazioni minute, di notazioni, di proposte che venivano dalla natura attenta dello studioso ma anche da una sua personale capacità ad intervenire nel dibattito scientifico, suggerendo soluzioni, mettendo in discussione – quando non era convinto – le conclusioni cui erano giunti gli studiosi precedenti, talora quasi con una malcelata caparbietà e qualche volta anche a scapito dell’evidenza. Ricordare tutte queste minute osservazioni sarebbe come riscrivere la storia della moneta siciliana dell’Holm.
(29) HOLM, Storia della moneta siciliana, 23-24.
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Qui basti evidenziare che soprattutto un aspetto della moneta interessava l’Holm, e qui risiede forse il suo contributo più originale: le correlazioni intercorrenti tra le diverse tipologie monetali, alfine di ricavarne informazioni sulle relazioni politiche fra le città e definire la cronologia delle emissioni. Ma in tale aspetto si riscontra forse anche il suo limite maggiore. Condizionato dalla apparente somiglianza tipologica Holm giunge, ad esempio, a sostenere che i tipi della testa del leone e del vitello a Messene e a Rhegion sarebbero stati introdotti dai Samii (30), e addirittura la testimonianza di Tucidide (31) circa la metonomasia operata da Anassila di Zancle in Messene, viene sostituita dallo studioso con l’ipotesi che sarebbero stati i Samii a cambiare il nome della città dopo essersene impadroniti. Curiosa la spiegazione offerta a tal proposito dallo studioso. Anassila avrebbe accolti i Samii a Rhegion, e questi vi avrebbero acquistato tale prevalenza da far modificare persino le monete della città. Il tiranno si sarebbe liberato di questi cittadini molesti mandandoli a Zancle, dove essi grati, perché aveva loro procurato il possesso di quella bella città, si sarebbero denominati Messeni. Da qui l’introduzione anche a Zancle dei loro tipi monetali come avevano già fatto a Rhegion. Allorché Anassila li aveva cacciati da Zancle, forse nel 491 a.C., avrebbe introdotto i nuovi tipi della biga di mule e della lepre (32). Ancora più originale, comunque, appare l’interpretazione data da Holm ( 33) al tetradrammo zancleo con lo Zeus fulminante al D. e sul rovescio il delfino e la conchiglia (34). Inizialmente dichiara di ritenere valide le considerazioni dell’Evans (35), che su basi artistiche aveva datato la serie verso la metà del 450 a.C., interpretandola come
(30) HOLM, Storia della moneta siciliana, 44-45. Le emissioni dell’isola di Samo recavano i tipi dello scalpo di leone e della protome di toro (J.P. BARRON, The Silver Coins of Samos, London 1966, 27-28, 176-177); Anassila adottò, prima a Rhegion e poi a Messene, la testa del leone e la protome del vitello. Pur nell’indiscutibile somiglianza, le sostanziali differenze fra uno scalpo e una testa di leone e fra una testa di toro e una di vitello, per quanto entrambi di sicura ascendenza orientale, dimostrano da parte del tiranno l’intenzionale funzionalizzazione dei tipi all’ambiente culturale italico (vd. M. CACCAMO CALTABIANO, La monetazione di Messana. Con le emissioni di Rhegion dell’età della tirannide in AMuGS XIII, Berlin - New York 1993, , 17-31). (31) THUC. VI 4. (32) La cronologia di tale mutamento tipologico, connessa con la vittoria olimpica di Anassila, è del 480 a.C. ca.: vd. CACCAMO CALTABIANO, in AMuGS XIII, 31 ss. (33) HOLM, Storia della moneta siciliana, 48-49. (34) Vd. CACCAMO CALTABIANO, in AMuGS XIII, 63-66. (35) A.J. EVANS, Contributions to Sicilian Numismatics II, in NC 1896, 109-117.
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un’emissione dei vecchi abitanti Zanclei che per un breve periodo si sarebbero riimpadroniti della città di Messana. In seguito Holm nota la grande somiglianza esistente fra lo Zeus zancleo e quello del monte Ithome, raffigurato su più tarde monete della Messene peloponnesiaca, e ricostruisce le varie emissioni della città dello Stretto nella seguente successione: a) «I Samii prendono Zancle e coniano monete con i tipi samii e colla leggenda Messenion; b) Anassila espelle i Samii e conia monete con la lepre e con i muli e leggenda Messenion, contemporaneamente fa coniare anche altre monete col dio in atto di scagliare il fulmine e con leggenda Danklaion. Con ciò il tiranno da un lato avrebbe messo in rilievo le sue origini messenie dall’altro avrebbe dato una piccola soddisfazione agli antichi Zanclei, i quali non erano stati trattati male da lui ma piuttosto dai Samii». Le considerazioni migliori appartengono tuttavia al periodo che maggiormente ha interessato ed ispirato l’Holm, quello da lui definito l’età aurea dell’arte (430-360 a.C.), diviso dallo studioso nel periodo del governo libero fino al 404 a.C. e quello della tirannide fino al 360 a.C. ca.. Le monete di questo periodo fanno affermare allo studioso che «nulla di più bello può l’uomo concepire»; di esse egli evidenzia l’importanza della firma dei maestri incisori, notando come a tale identificazione il dibattito scientifico fosse giunto per approssimazioni successive. In alternativa si pensava, infatti, che si potesse trattare di firme di magistrati; solo in due casi, rappresentati dalle monete di Caulonia e di Clazomene, la presenza della scritta epoiei, insieme al nome espresso al nominativo, avrebbe tolto ogni dubbio sul fatto che i nomi fossero veramente firma di maestri. Nel medesimo contesto, interessante e ben condotta dal punto di vista metodologico, è l’analisi che porta l’ Holm ( 36) a definire la cronologia iniziale della sua epoca aurea dell’arte. La messa a confronto dei conii realizzati dai maestri incisori, caratterizzati nella maggior parte delle città siciliane dal tipo della quadriga in corsa o da testine femminili ispirate ai modelli presenti sui decadrammi siracusani di Kimon ed Euainetos, consente allo studioso di notare come l’unica città a non essere interessata da tale fioritura artistica sia Leontinoi. E poiché storia politica e storia artistica si intersecano a vicenda, dal momento che Leontinoi nel 427 a.C. si trovava già in angustie tali da
(36) HOLM, Storia della moneta siciliana, 91-92.
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chiedere aiuto ad Atene tramite Gorgia, e pochi anni dopo sarebbe stata distrutta da Siracusa, il fatto che essa sia la sola città a non essere stata interessata dalla fioritura artistica presente in tutti gli altri centri siciliani, fa affermare allo studioso che il massimo fiorire dell’arte avrebbe avuto inizio verso il 430, pressappoco nel medesimo periodo in cui avrebbero avuto inizio le sventure della città calcidese. «Il quale risultato – sottolinea lo studioso – differisce alquanto da quello a cui era venuto l’Evans per altra via» e aggiunge subito dopo, con grande correttezza scientifica, «la rimanente parte dell’indagine è però condotta sulla falsariga delle ricerche già condotte dal Weil (37) e dall’Evans» (38). A proposito dei provvedimenti monetali presi da Dionisio I Holm (39) avanza un’interessante interpretazione. Egli muove dal passo dello PS . A RIST., Oecon., 2, 20 in cui il tiranno avrebbe preso in prestito denaro dai suoi concittadini, e nel restituirlo avrebbe fatto apporre sulle monete un charaktér con il quale veniva attribuito un valore doppio rispetto a quello reale. Dal momento che non sono state trovate monete contromarcate Holm fornisce una sua spiegazione della fonte. Recupera innanzitutto la testimonianza aristotelica relativa al talento siciliano (40), di cui quello arcaico avrebbe avuto il valore di 24 nummoi e quello più recente di 12, e propone che la politica del tiranno sarebbe stata quella di attribuire alla dracma il potere d’acquisto di un didrammo: la dracma predionigiana avrebbe contenuto solo cinque litre, quella di Dionisio avrebbe avuto un potere d’acquisto corrispondente a dieci litre (41). Di conseguenza, con
(37) R. WEIL, Die Künstlerinschriften der sicilischen Münzen, Berlin 1884. (38) A.J. EVANS , Some New Artists Signatures on Sicilians Coins, in N C 1890, 285-310; ID ., Syracusan “Medallions” and their Engravers in the Light of Recent Finds, in NC 1891, 205-376. (39) HOLM, Storia della moneta siciliana, 148-149. (40) Vd. S.N. CONSOLO LANGHER, Il “Sikelikon talanton” nella storia economica e finanziaria della Sicilia antica , in Helikon III (1963), 388-436; N.F. PARISE , Sull’organizzazione della valuta d’argento nella Sicilia greca, in «La circolazione della moneta ateniese in Sicilia e in Magna Grecia». Atti del I Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici (Napoli 1967), in AIIN XII-XIV, Suppl., 1969, 111130; ID., Il sistema della litra nella Sicilia antica tra V e IV secolo a.C., in «Le origini della monetazione di bronzo in Sicilia ed in Magna Grecia». Atti del VI Convegno del Centro Internazionale di Studi Numismatici, Napoli 1977, in AIIN XXV, Suppl., 1979, 293-304. (41) In tempi più recenti un tentativo di spiegazione della politica dionigiana nella medesima direzione proposta dall’Holm è stato fatto da R. ROSS HOLLOWAY, Il problema dei “Pegasi” in Sicilia, in NAC XI (1982), 129-136.
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una sola dracma si sarebbe potuto pagare il debito di due dracme, e il tiranno non avrebbe avuto neanche bisogno di fare imprimere sulle monete delle contromarche trattandosi di un provvedimento a carattere generale. Di fatto con un pegaso didrammo – conclude lo studioso – si poteva estinguere il debito di un tetradrammo. Il ragionamento di Holm, lucido e lineare, oltre ad aver fornito elementi validi per il successivo dibattito scientifico sulla riforma monetale di Dionisio I, solo oggi ritengo possa cominciare ad essere adeguatamente apprezzato, dopo che la lettura diacronica delle politiche monetali messe in atto in Sicilia dai leaders siracusani ha consentito di verificare la progressiva svalutazione dell’unità di computo, la litra, fatta coincidere ponderalmente con un numero di once sempre più basso (42). Una politica monetale che in Sicilia sarebbe stata avviata molto tempo prima di quanto la critica moderna non abbia finora riconosciuto, avendo considerato le riduzioni ponderali dell’unità di computo, l’asse, un’esperienza esclusiva di Roma, messa in atto però – non a caso – negli anni della seconda guerra punica, che coincidono con il suo massimo impegno militare in Sicilia (43). Non mancano, dunque, nell’opera dell’Holm numerose interpretazioni avanzate con acume e naturalezza, e che la critica moderna solo recentemente ha dimostrato corrette. Si tratta di affermazioni che non si sa bene se lo studioso abbia meditate o se le abbia formulate alla luce del solo buon senso, sostenuto dalla sua capacità di cogliere in maniera sintetica e complessiva i fatti storici, e di interpretare il documento monetale sullo sfondo degli avvenimenti storici. Si spiegano così la semplicità con cui insiste sui rapporti che la monetazione di Agatocle dimostra di avere avuto sia con le monete di Filippo II di Macedonia che con quelle di Alessandro Magno (44),
(42) Vd. M. C ACCAMO CALTABIANO - B. CARROCCIO - E. OTERI, Siracusa ellenistica. La monetazione “regale” di Ierone II, della sua famiglia e dei Siracusani, in Pelorias 2, Messina 1997, 121-133. (43) Per le politiche monetali siciliane, a confronto con quelle messe in atto da Roma, vd. il recente contributo di B. CARROCCIO, Dal basileus Agatocle a Roma. Le monetazioni siciliane di età ellenistica. Cronologia, iconografia, metrologia, in Pelorias 10, Messina 2004, 234-246, 260-264. (44) HOLM , Storia della moneta siciliana, 208-209. I problemi individuati dallo studioso solo in tempi relativamente recenti hanno avuto un adeguato approfondimento, vd. S.N. C ONSOLO L ANGHER, Oriente persiano-ellenistico e Sicilia. Trasmissione e circolazione di un messaggio ideologico attraverso i documenti numismatici, in REA XCII (1990), 29-44; M.B. B ORBA FLORENZANO, Political Propaganda in Agathocles Coins, in Actes du XI Congrès International de Numismatique (Bruxelles
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aggiungendo a proposito dei rapporti dell’oro di Agatocle con alcune serie tolemaiche che «le relazioni che v’erano già tra Siracusa e l’Egitto al tempo di Agatocle, spiegano appieno come mai la monetazione egiziana influisse su quella della Sicilia» (45). Semplici ma al tempo stesso incisive (ed importanti soprattutto per me che mi sono accorta della correttezza delle scarne proposte avanzate dall’Holm, dopo avere per un decennio raccolto ed analizzato insieme ai miei allievi la monetazione di Ierone II), sono le precise notazioni sull’ordine gerarchico rispettato dai nominali emessi dal sovrano a nome suo e dei suoi familiari. I pezzi più grossi da 32 litre (pari a un ottodrammo, come lo stesso Holm l’aveva identificato altrove) hanno la legenda a nome del basileus Ieron, quelli pesanti la metà o tetradrammi sono battuti a nome della basilissa Filistide, i didrammi sono a nome dei Syrakosioi Gelonos (46). «Il Head rettamente crede che queste diverse specie si debbano completare a vicenda, e ne ha
1991), I, Louvain-la-Neuve 1993, 71-77; S.N. CONSOLO L ANGHER, Il messaggio monarchico sulle monete di Agatocle, ibidem, 79-81; M. IERARDI, The Tetradrachms of Agathocles of Syracuse: A preliminary study, in AJN VII-VIII (1995-1996), 1-73;V. ARMAGRANDE, Agatocle/Kore. Il problema dell’assimilazione del basileus con una dea, in Akten XII Internationaler Numismatischer Kongress (Berlin 1997), Berlin 2000, 224-229; EAD., I tetradrammi agatoclei Kore/Nike e trofeo, in QuadArchMessina, n.s. I 1 (2000), 209-241; D. BÉREND, De l’or d’Agathocle, in Studies in Greek Numismatics in Memory of M. J. Price, R. Ashton - S. Hurter edd., London 1998, 3741; S.N. CONSOLO LANGHER, Agatocle. Da capoparte a monarca , fondatore di un regno ellenistico tra Cartagine e i Diadochi, in Pelorias 6, Soveria Mannelli 2000, 181183, 246-247, 254, 272, 291-292, 311-314. (45) HOLM, Storia della moneta siciliana, 198. Vd. S.N. CONSOLO LANGHER, Da Agatocle a Ieronimo. La dinamica dei rapporti tra Siracusa, Cirenaica ed Egitto, in «La Sicilia tra l’Egitto e Roma. La monetazione siracusana nell’età di Ierone II», a cura di M. Caccamo Caltabiano, Messina 1995, 431-452; CACCAMO C ALTABIANO CARROCCIO - OTERI, Siracusa ellenistica, 53-59, 115-120; G. SFAMENI GASPARRO, La Sicilia tra l’Egitto e Roma: per la storia dei culti egiziani in Italia, in «L’Egitto in Italia dall’antichità al Medioevo». Atti del III Congresso Internazionale Italo-Egiziano (Roma, 13-19 novembre 1995), a cura di N. Bonacasa - M.C. Naro - E.C. Portale - A. Tullio), Roma 1998, 653-672; B. CARROCCIO, La Sicilia e il regno tolemaico nei documenti monetali, in «La Sicilia antica nei suoi rapporti con l’Egitto». Atti del Convegno Internazionale di Studi (Siracusa, 17-18 settembre 1999), a cura di C. Basile - A. Di Natale), Siracusa 2001, 181-205; G. S FAMENI GASPARRO, I culti egiziani in Sicilia in età ellenistico-romana, in La Sicilia antica nei suoi rapporti con l’Egitto, 125-167; L. B ONGRANI FANFONI, Il simbolismo del corno d’Ammone nella monetazione siracusana, ibidem, 169-179. (46) CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI, Siracusa ellenistica, 24, 124126. Vd. anche M. CACCAMO CALTABIANO, La moneta e la rappresentazione gerarchica del potere, in Atti XIII Congreso Internacional de Numismatica (Madrid, 15-19. X. 2003), in corso di stampa.
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argomentato ch’esse erano state coniate contemporaneamente. Possiamo aggiungere che in questo si rivela l’accortezza di Ierone, il quale distribuì tra la Casa propria e il popolo l’onore di essere nominato sulle monete» aggiunge acutamente lo studioso (47). Per l’epoca romana Holm evidenzia che sarebbero state coniate soltanto monete di bronzo, le quali, dopo la ricca monetazione precedente, avrebbero avuto un’importanza relativamente modesta, venendo a cessare con Augusto (48). Anche in questo caso si coglie l’attenzione con cui Holm aveva accolto le teorie espresse da Th. Mommsen a proposito della cronologia delle riduzioni ponderali del bronzo romano, che consentivano al nostro studioso di datare le monete di peso semionciale in corrispondenza degli inizi dell’ultimo secolo della repubblica romana (49). Le ultime monete siciliane appaiono a Holm assai grame, prive di caratterizzazione e assai diverse dalle monete dell’Asia Minore che in età imperiale avevano fornito notizie preziose intorno alle leggende locali! «Ciò va ben d’accordo – conclude lo studioso – col carattere ch’ebbe allora la civiltà siciliana, e che nel I secolo avanti Cristo fu quale io l’ho dipinta per i primi tempi dell’impero nella Storia della Sicilia: fu cioè la cultura di un paese di confine, nel quale combattono pel primato due culture di(47) HOLM, Storia della moneta siciliana, 208-209, 272. (48) Per le emissioni siciliane di età tardo-repubblicana e protoimperiale vd. A. B URNETT - M. AMANDRY - P.P. RIPOLLÈS, Roman Provincial Coinage, I, London Paris 1992, 165-181; in particolare per la cronologia delle emissioni “municipali” di Henna: M. CACCAMO CALTABIANO, La cronologia del municipium di Henna. Discordanze fra il dato numismatico e quello storiografico, in Hestiasis. Studi in onore di S. Calderone, 5, Messina 1987 [1996], 353-379. (49) Gli studi più recenti hanno evidenziato come la monetazione romana abbia di fatto raggiunto la norma semionciale negli anni finali della seconda guerra punica e come tali riduzioni trovino, per la maggior parte, riscontro nelle emissioni delle città siciliane provviste di segni di valore: vd. M. CACCAMO CALTABIANO, Sulla cronologia e metrologia delle serie Hispanorum, in NAC XIV (1985), 159-169; EAD., La monetazione siciliana negli anni della II guerra punica fra tradizioni locali e nuove realtà romane, in Atti Convegno Int. (Aosta 1995), a cura di G. Gorini, Padova 1998, 39-55; EAD., Dalla moneta locale alla provinciale: la Sicilia occidentale sotto il dominio romano, in Atti delle Terze Giornate Internazionali di Studi sull’area Elima (Gibellina - Erice - Contessa Entellina, 23-26 ottobre 1997), I, Pisa - Gibellina 2000, 199216; M. CASABONA, Le monete di Catana ellenistica fra Roma e le influenze orientali, in RIN XCX (1999), 13-46; C. MANGANO, La monetazione di Panormos in età romana. Nuove proposte di cronologia ed esegesi dei tipi, in Atti delle IV Giornate Internazionali di Studi sull’area elima (Erice , 1-4 dicembre 2000), II, Pisa 2003, 861-884; CARROCCIO, Dal basileus Agatocle a Roma , 267-278. Analogo fenomeno è testimoniato dalla monetazione di Rhegion: D. CASTRIZIO, Reggio Ellenistica, Roma 1995, 145-158.
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verse, senza che nessuna di queste riesca ad acquistare un’importanza speciale» (50). Conclusione Ciò che possiamo sicuramente affermare di Holm numismatico è che di certo non era uno studioso avvezzo all’improvvisazione: abituato a documentarsi, egli poneva costantemente a confronto la bibliografia con la conoscenza dei materiali, per cui il maggior pregio della sua Storia della moneta siciliana è il grande quadro che egli è riuscito a comporre con la paziente raccolta dei documenti e con la loro sistematizzazione alla luce di tutti gli strumenti critici di cui poteva disporre ai suoi tempi. Nel corso dei suoi studi aveva scoperto l’importanza storica del documento monetale e il suo intelletto non si sottraeva certo al fascino artistico della moneta, ma non sfuggiva alla sua coscienza di storico che qualsiasi ricostruzione del mondo antico dovesse tener conto di tutti i documenti disponibili e che quelli monetali, documenti ‘originali’ ed espressi direttamente dall’autorità statale, meritavano nelle indagini storiche una particolare attenzione. Molte delle questioni di cronologia e di interpretazione storica proposte da Holm sulla scia della vecchia scuola numismatica dell’Ottocento sono state oggi abbandonate o messe polemicamente in discussione dalla numismatica odierna, ma non sempre – a nostro avviso – a ragione e non sempre con risultati accettabili. Ciò appare assai spesso il risultato dell’abbandono di quelle visioni d’insieme cui erano abituati i vecchi numismatici, e che hanno finito col privilegiare soltanto le analisi parziali che difficilmente consentono la storicizzazione piena e la comprensione intiera dei documenti. Se un monito come numismatici possiamo e dobbiamo oggi trarre dall’opera onesta ed accurata di Adolfo Holm è che un buon numismatico deve innanzitutto essere uno storico, e che per comprendere ciascun documento bisogna innanzitutto recuperare tutte le coordinate spazio-temporali del contesto in cui esso si inserisce. Mi sia consentito auspicare che nel futuro, riallacciandoci a un’esperienza che non mi pare sia stata ancora oggi superata, e intendo riferirmi ai nostri predecessori di un secolo fa, anche gli storici contemporanei rivolgano più attenta e disponibile cura alla numi(50) HOLM, Storia della moneta siciliana, 272.
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smatica, in aperto e proficuo dialogo con gli specialisti di questa disciplina, per una lettura dei fenomeni che possa finalmente essere interdisciplinare ed integrata. MARIA CACCAMO CALTABIANO
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impresso e rilegato in italia dalla accademia editoriale ® , pisa · roma * Giugno 2008
(cz2/fg21)