La moneta di Temesa tra storia e mito morein G.F. La Torre (a cura di), Dall’Oliva al Savuto. Studi e ricerche sul territorio dell’antica Temesa. Convegno di Studi (Campora S. Giovanni,15-16 Settembre 2007), Roma-Pisa 2009, 119-137.
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B I B L I OT E CA D I «C ALABRIA AN T IC A»
co l la na d i r etta da g i oacc h i n o f r a n c e s co la to r r e
1.
comu ne d i amantea s o p r i n t e n de n za per i beni arc heolo gic i d ella c alabr ia u n i v e r s i tà d egli stu d i d i mes s ina con i l con t r ibuto d el comu ne d i amantea
DA L L’ O L I VA A L S AV U T O
S T U D I E R I C E RC H E S U L T E R R I T O R I O D E L L’ A N T I C A T E M E S A
atti del convegno cam p or a sa n g iova n n i (amant ea, c s), 1 5-1 6 sett embre 20 0 7 a c ur a di g ioacchino fr anc esco la torre
P IS A · ROM A
FA B RI Z I O S E R R A E D I TO R E
2009
Sono rigorosamente vietati la riproduzione, la traduzione, l’adattamento, anche parziale o per estratti, per qualsiasi uso e con qualsiasi mezzo effettuati, compresi la copia fotostatica, il microfilm, la memorizzazione elettronica, ecc., senza la preventiva autorizzazione scritta della Fabrizio Serra editore®, Pisa · Roma, un marchio della Accademia editoriale®, Pisa · Roma. Ogni abuso sarà perseguito a norma di legge. * Proprietà riservata · All rights reserved © Copyright 2009 by Fabrizio Serra editore®, Pisa · Roma, un marchio della Accademia editoriale®, Pisa · Roma www.libraweb.net Stampato in Italia · Printed in Italy * isbn 978-88-6227-117-2
SOMMARI O
Gioacchino Francesco La Torre, Venticinque anni dopo Temesa ed il suo territorio: nuovi dati e prospettive di ricerca Vincenzo Tiné, Campora San Giovanni e il Neolitico in Calabria Marco Pacciarelli, L’età del Bronzo e la prima età del Ferro nell’area di Serra d’Aiello Luigi La Rocca, La necropoli dell’età del Ferro in località Chiane di Serra Aiello e il problema di Temesa Alfonso Mele, Per una rivisitazione di Temesa Giovanna De Sensi Sestito, Temesa e Terina. Evoluzione storica e dinamiche territoriali nel sinus ingens Terinaeus Maria Caccamo Caltabiano, La moneta di Temesa tra storia e mito Grazia Salamone, Qualche riflessione sulla monetazione di Terina. La cronologia iniziale Fabrizio Mollo, Nuove ricerche e nuovi dati sulla frequentazione di epoca arcaica tra Campora S. Giovanni di Amantea e Serra d’Aiello: un quadro preliminare Gregorio Aversa, Sviluppi dell’occupazione territoriale nella Crotoniatide e relative implicazioni nei rapporti con la Temesatide Rossella Agostino, Il territorio di Serra Aiello: dati preliminari delle nuove scoperte in località Cozzo Piano Grande Donatella Novellis, Novità archeobotaniche dal territorio dell’antica Temesa Giovanna Greco, La ripresa delle ricerche a Pian della Tirena di Nocera Terinese Luigi Cicala, Nuovi dati sull’insediamento di Pian della Tirena a Nocera Terinese Roberto Spadea, Problemi di topografia tra Savuto ed Amato: ancora su Temesa e Terina Gian Piero Givigliano, Temése/Tempsa. Crocevia di strade. Un’indagine di microgeografia storica Eugenio Donato, Aspetti dell’insediamento e della cultura materiale nel territorio del medio e alto Tirreno calabrese in età postclassica alla luce dei nuovi dati archeologici In Appendice: G. M. Crisci, E. De Vuono, M. La Russa, M. Malagodi, S. Ruffolo, Il castello di Cleto: alcune indagini diagnostiche preliminari Maurizio Gualtieri, Conclusioni 9 39 47 57 79 103 119 139 151 167 179 191 197 203 221 235 259 289 297
L A MO NETA D I TE M E S A TR A S TO R IA E M ITO Maria Caccamo Caltabiano
1. Le monete attribuite a Temesa come vedremo – un cono d’ombra anche sulla originalità della i serie. Ciò nonostante, basandosi sull’assunto che l’elmo fosse stato il tipo peculiare di Temesa,5 in grazia della sua fama di centro minerario e metallurgico, gli studiosi hanno ritenuto possibile attribuire alla città anche stateri, dracme ed hemidracme in argento con legenda po e te caratterizzati dal tipo del tripode sia al diritto che al rovescio (Tav. i, 2 d.), ovvero da quelli del tripode e dell’elmo distinti sui due lati (Tav. 1, 5). Temesa li avrebbe battuti insieme a Crotone6 subito dopo la sconfitta di Sibari, del cui dominio aveva fatto parte nel vi secolo a.C. Le emissioni sarebbero state realizzate in almeno tre momenti diversi, scanditi dall’iniziale utilizzo della tecnica incusa, e dal successivo impiego della tecnica a doppio rilievo, nonché dalla differente larghezza dei tondelli monetali: largo (510-500 a.C.), medio (dal 480 a.C.), stretto (sia incuso, dal 460 a.C., che a doppio rilievo, dal 450 a.C.) (Tav. ii). Le emissioni, considerate come
1830), non avrebbe “inventato” la serie ma ne avrebbe prodotto una copia, distinguibile per il tripode dotato di un unico anello superiore anziché di tre. 4 Cfr. bmc Italy, p. 385 n. 1; Garrucci 1885, p. 168 n. 27 tav. 116 n. 27; Head 19112, p. 112; Stazio 1982; Parise 1982. 5 Su tali basi è stata anche ipotizzata l’attribuzione a Temesa di uno statere con tripode al diritto ed elmo incuso sul rovescio Kraay 1976, p. 167 n. 618, tav. 35 n. 618 (510 a.C.) (Tav. i, 1). Che si tratti di moneta esclusivamente di Crotone concordano Garrucci 1885, 147; Babelon 1907, coll. 1455-1456; Gorini 1975, pp. 22 n. 10, 149, 173. Vd. anche Caccamo Caltabiano 1982, p. 211-212. 6 Stazio 1982, pp. 95-97; Parise 1982, pp. 104-105, 109-110 con bibliografia precedente Parise 1987, pp. 311-312; Garraffo 1985, pp. 106-108; Taliercio Mensitieri 1999, p. 166. Gorini 1975, p. 27, 4 indica solo te senza scegliere fra Terina e Temesa (500480 a.C.).
G
ià Attilio Stazio nel 1981 aveva affermato che a Temesa è possibile assegnare “con relativa certezza” due sole emissioni monetali, entrambe costituite da stateri in argento di circa 8 g. La i serie è caratterizzata dai tipi del tripode al D. e da un elmo corinzio al R., accompagnato dalla legenda tem1 (Tav. i, 3); la ii serie aggiunge a questi tipi due schinieri ai lati del tripode del diritto e un’ampia cresta sull’elmo del rovescio, sostituendo la scrittura prograda a quella retrograda della i serie (Tav. i, 4). Le due emissioni sono estremamente rare,2 e sulla seconda è caduto anche il sospetto di falsificazioni ottocentesche che, ancora di recente, hanno indotto K. Rutter3 a dichiararla falsa, nonostante diversi studiosi ne abbiano nel tempo accettato l’originalità.4 La grande rarità di tutti gli esemplari temesani e la totale assenza di monete della i serie dagli ormai numerosi cataloghi di vendita online delle Ditte antiquarie, getta in realtà –
1 Stazio 1982, p. 94 a). 2 Per la prima serie sia Stazio 1982, p. 94 a) che Parise 1982, p. 108 registrano un solo esemplare, rispettivamente acquistato dal British Museum nel 1947, e presente per Parise in pcg , p. 101, n. 27, sigla che non viene sciolta dallo studioso. Della seconda serie Stazio 1982, p. 94 b) cita solo l’esemplare del Museo di Napoli Coll. Santangelo 6463 (= Garrucci 1885, p. 168 n. 27, tav. cxvi, 27), al quale Parise 1982, p. 109 aggiunge due esemplari conservati a Parigi e a Londra. 3 Rutter 2001, 193 n. 2566 (dubitativamente attribuita al secondo quarto del v sec. a.C.); vd. anche Spagnoli 2004, 89 nota 94 che rimanda all’opinione di Hill 1924, tav. i, 14. L’originale sarebbe stato noto già a F. Carelli che nel 1812 l’aveva descritto nel suo catalogo manoscritto, pubblicato con aggiunte di C. Cavedoni come Francisci Carellii Numorum Italiae Veteris Tabulas ccii , Leipzig 1850, iii, p. 97 e tav. clxxvi. Nel 1828 C. W. Becker, famoso falsario tedesco (1772-
120 maria caccamo caltabiano espressione di uno stato di alleanza1 o di 2. Le emissioni po-te: una condizione di sudditanza2 di Temesa Temesa o Terina? nei confronti di Crotone, presentano anche diverse varianti: stateri a tondello largo agNonostante le difficoltà interpretative insigiungono al diritto – accanto al tripode – il te nelle monete a doppia legenda po-te, è simbolo del granchio;3 stateri a tondello prevalsa nei contributi scientifici dedicati a medio, battuti ancora con tecnica incusa, Temesa la ricostruzione di un dominio crosostituiscono sul rovescio al tipo del tripotoniate esercitatosi su di essa dalla caduta di de un’aquila in volo.4 Sia il granchio che Sibari alla metà circa del v sec. a.C. Dopo il l’aquila sono immagini estranee alla mone510 a.C. Temesa avrebbe assunto il ruolo di ta di Temesa,5 e nell’unico caso – quello di fortezza militare di Crotone sul Tirreno, da uno statere a tondello stretto – in cui il tipo cui si sarebbe gradualmente resa autonodell’elmo si presenta accompagnato da lema, fino ad acquisire una posizione di piegenda, questa non è rappresentata da te na indipendenza verso la metà del v sec. ma dall’abbreviazione po corrispondente a.C., in seguito alla crisi di Crotone e all’inal nome di Crotone6 (Tav. i n. 5). tervento in suo favore della città di Locri e Già queste considerazioni mettono in didell’eroe Euthymos.8 Di tale autonomia sascussione sia l’ipotesi che il tipo dell’elmo rebbero state espressione le due emissioni appartenga esclusivamente alla zecca di Tecon legenda tem, battute secondo C. Kramesa7 – come dimostra la sua associazione ay9 ed A. Stazio non prima del 450 a.C.,10 e, con la legenda po –, sia la sicurezza di ripiù di recente, secondo K. Rutter (che ritieconoscere nelle emissioni a doppia legenda ne autentica solo la i serie) al secondo quarla testimonianza di una doppia monetazioto del v sec. a.C.,11 ovvero non più tardi del ne di Crotone e Temesa confrontabile con 470-460 a.C. secondo E. Spagnoli,12 che daquella di altre emissioni cosiddette di alleta la i serie in base agli elementi emersi dalle indagini archeologiche di F. La Torre.13 anza.
1 Analoghe a quelle di Crotone-Sibari, CrotonePandosia, Crotone-Laos Gorini 1975, pp. 26-27; Kraay 1976, p. 168; Parise 1982, pp. 105-107; Mangieri 1982, pp. 119-121. 2 Parise 1982, p. 105 parla di monetazione d’impero riprendendo una definizione già adottata da Kahrstedt 1918, p. 184 in relazione alle emissioni di Crotone e Sibari e Crotone e Pandosia, successive alla caduta di Sibari. 3 Stazio 1982, p. 96 h) (dal ripostiglio Calabria igch n. 1878 datato dal Kraay al 490 a.C.) e i) (dal ripostiglio Calabria 1833, igch 1891). Lo studioso registra due esemplari per h) e cinque per i). 4 Stazio 1982, pp. 97-98 m)-n), con erasione nella seconda serie del te. 5 Kraay 1976, pp. 168, 174 proponeva di riconoscere in tale tipo un riferimento ad Hipponium che avrebbe funzionato da officina monetaria di Crotone, in un periodo in cui sia le colonie locresi di Medma ed Hipponium che la città di Locri sarebbero ricadute sotto la supremazia crotoniate. 6 Stazio 1982, p. 95 c). Alcuni esemplari presentano il te eraso e sostituito dall’abbreviazione di Crotone (vd., ad esempio, Ripostiglio di Curinga nn. 133134 in Spagnoli 2004, p. 65). Si tratterebbe del primo riferimento a te, benché subito negato dal po soprascritto. 7 Contro tale ipotesi mi ero espressa in occasione del Convegno del 1981, Caccamo Caltabiano 1982, pp. 214-217, cercando di dimostrare come il tipo fosse coerente con un culto di Apollo dalle connotazioni militari. 8 Si veda la sintesi della bibliografia sui tre successivi domini sibarita, crotoniate e locrese su Temesa in La Torre 2002, pp. 369-380. 9 Kraay 1976, p. 167, tav. 36, n. 626. 10 Stazio 1982, p. 94. Lo studioso ritiene che la datazione delle due emissioni non possa essere anteriore alla metà circa del v sec. a.C. perché in tale data a Crotone si sarebbe passati dalla tecnica incusa a quella a doppio rilievo. 11 Rutter 2001, p. 193 n. 2566 (cronologia proposta dubitativamente). 12 Spagnoli 2004, pp. 91 e 97 nota 133. La sua proposta tiene conto dei risultati delle indagini archeologiche di La Torre 2002 al tempio di Imbelli che registra la fine della comunità temesana fra il 470 e il 460 a.C. 13 La Torre 2002, pp. 378-379, 382-383, 385. In particolare lo studioso propende per una interpretazione della spedizione locrese contro Temesa più come un’incursione punitiva contro Crotone che non come una stabile occupazione territoriale.
la moneta di temesa Lo studioso data infatti al 476 a.C. la distruzione del tempio di Imbelli di Campora, sede del culto poliadico di Temesa, che avrebbe segnato anche la decadenza della città ausone. Dal 470/460 a.C. fino alla conquista brettia della metà del iv sec. a.C. il territorio di Temesa non ha più restituito documentazione significativa, si è interrotta la frequentazione del piano della Tirena e il tempio non è stato più ricostruito; tutti questi elementi militano a favore del venir meno di qualsiasi ruolo politico ed economico di Temesa a tutto vantaggio di Terina che, a partire dal 460 a.C. ca., avrebbe iniziato la sua ricca monetazione in argento.1 Nel tempo già diversi studiosi avevano preferito attribuire le emissioni a doppia legenda po-te non a Temesa bensì a Terina.2 Lo status di colonia di Crotone, fondata sicuramente dopo la caduta di Sibari quale sbocco della Crotoniade sul mare Tirreno, in evidente concorrenza con il ruolo rivestito sotto l’impero sibarita da Temesa, avrebbe motivato la scelta di Terina quale officina monetale di Crotone.3 Tale funzione troverebbe d’altro canto un’adeguata prosecuzione nel ruolo, assunto in ambito monetale4 dalla stessa Terina in condizione di
1 Holloway, Jenkins 1983. Cf. in questi stessi Atti G. Salamone. 2 L’ipotesi era stata formulata da Garrucci 1885, p. 168 n. 27, tav. cxvi, 27, seguito da Babelon 1907, col. 1443 ss. e riproposta, da ultimo, da Portal 1998. Gorini 1975, pp. 27, 173 non prendeva posizione a favore di nessuna delle due città e Mangieri 1982, pp. 120-121 tentava di suddividere le diverse emissioni a doppia legenda fra Temesa e Terina. 3 Secondo Spagnoli 2004, p. 100, le emissioni po-te introdurrebbero al quadro monetario della fine degli anni 480 a.C., ben rappresentato nel tesoretto di Curinga 1916 (igch 1881), che fa pensare all’esistenza di una zecca crotoniate periferica nella regione lametina. A proposito di quanto ancora ipotetico rimanga il predominio di Crotone su Temesa mi sembra interessante rilevare come nessuna moneta crotoniate sia stata rinvenuta nel santuario di Imbelli, mentre l’unico rinvenimento è costituito da uno statere incuso di Sibari, La Torre 2002, p. 317. 4 Vedi già le considerazioni di De Sensi Sestito 1985 e più recentemente di Taliercio Mensitieri 1999. 5 Spagnoli 2004, pp. 94-95. A p. 91 la studiosa sostiene che “il precoce e ripetuto collegamento tra te
tra storia e mito 121 indipendenza da Crotone: fin dalle prime emissioni le sue monete denunciano esperienza tecnica ed artistica, capacità ideativa sul piano delle iconografie e un raggio di circolazione coincidente con quello delle precedenti emissioni a doppia legenda.5 A favore dell’identificazione di Terina e non di Temesa6 nelle emissioni a doppia legenda po-te possono inoltre essere addotti diversi argomenti: 1. su più emissioni, anche di periodi diversi, costituite sia da stateri che da frazioni, Terina adotterà ancora l’abbreviazione dell’etnico nella forma te,7 mentre Temesa – forse per ‘distinguersi’ dalla colonia crotoniate –, sulle sue rare emissioni ha scelto la forma meno breve tem. 2. A differenza delle altre tre emissioni crotoniati cosiddette di alleanza o di impero (Crotone - Sibari, Crotone-Pandosia, Crotone-Sibari-Laos), soltanto le serie pote sono costituite da più nominali e si sviluppano in tre diversi periodi, chiaramente distinguibili per tecnica (incusa o a doppio rilievo) e per le dimensioni del tondello (largo, medio, piccolo), nonché per l’aggiunta di un’immagine secondaria al tipo principale, quale il granchio accanto al tripode.8
e il granchio porta ad ipotizzare che la serie con il granchio sia diretta, fin dal principio, al territorio lametino”, come dimostra la sua presenza su alcune frazioni in argento e in bronzo di Terina della fine del v e del iv sec. a.C. In particolare i due simboli del granchio e dell’airone avrebbero avuto uno specifico riferimento territoriale. 6 Pensare te come Temesa ha comportato, in particolare, che le serie siano state considerate successive alla sconfitta sibarita del 510 a.C. (vd. Spagnoli 2004, p. 92) nonostante che l’utilizzo del tondello largo sia stato tradizionalmente considerato anteriore alla caduta di Sibari. 7 Gli esemplari terinesi con legenda te sono: per gli anni 440-425 a.C. i trioboli Holloway, Jenkins 1983 n. 25 R/, gli oboli nn. 28-29 R/. Per il periodo 400-356 a.C. le dracme Holloway, Jenkins 1983 nn. 86-88 D/, i trioboli nn. 89-90 R/, 91 D/, 92 R/. Nel iviii sec. a.C. le dracme Holloway, Jenkins 1983 n. 100 D/, i dioboli nn. 102-103 D/. Nel 300 a.C. ca. le dracme Holloway, Jenkins 1983 nn. 106, 108, 109, 112 R/; lo statere corinzio n. 118 D/. Per quanto riguarda il ae di iv-iii sec. vd. Holloway, Jenkins 1983 nn. 126, 128 R/. 8 Spagnoli 2004, pp. 89, 94-97.
maria caccamo caltabiano Iniziamo dalla cronologia della ii serie: 3. Solo le serie po-te abbinano al tripoin essa Temesa ha riprodotto un tripode de, tipo per eccellenza ‘crotoniate’, il nome con tre maniglie ad anello, decorandolo abbreviato della città alleata/soggetta; nelcon doppie volute verticali poste al di sotle altre emissioni a doppia legenda il nome to del bacino. Il motivo decorativo e lo delle città alleate/soggette compare da soschema iconico del tripode si confrontano lo al rovescio, e si accompagna a un tipo difsoltanto con quelli adottati da Crotone suferente da quello di Crotone, cioè un toro gli incusi più antichi (Tav. i, 6); in minor orientato a destra o a sinistra, ed inserito in misura le doppie volute richiamano la deun rettangolo incuso nel caso di Laos.1 corazione del tripode presente, in forma 4. Il ruolo monetale assunto da Terina a più lineare ed allungata, su alcuni stateri partire dal 460 a.C. appare ‘più coerente’ col simbolo del granchio. I due confronti si per continuità, quantitativi di emissione e daterebbero nell’arco temporale compreso poarea di circolazione con le emissioni al massimo fra il 530 e il 480 a.C.5 Inoltre, te2 di quanto non documentino le brevissise consideriamo la suddivisione in tre me e problematiche emissioni temesane. Gruppi proposta da A. Stazio per tutte le Infine, the last but not the least, non esistoemissioni attribuite a Temesa,6 cronologino fonti letterarie che testimonino il precamente distinte sulla base del diametro dominio di Crotone su Temesa, ipotizzato dei tondelli e dell’utilizzo della tecnica infinora dagli studiosi esclusivamente sulla cusa o a doppio rilievo, notiamo che il tonbase dei documenti monetali con la doppia dello della ii serie appare più grande di po-te.3 legenda quello della i serie (Tav. ii, 9-10). Il suo diametro si confronta meglio con quello degli 3. Cronologia relativa ed assoluta stateri del ii gruppo con doppia legenda delle due serie di Temesa po-te, battuti ancora con tecnica incusa e Nel tempo ho imparato che raramente una con tondello medio (Tav. ii, 5-7).7 Dal puncittà batte moneta solo per affermare la sua to di vista epigrafico anche il confronto fra autonomia politica, e che difficilmente le la grafia dell’iscrizione della i serie, più miemissioni monetali coincidono con eventi nuta e regolare – anche se retrograda – ridi cui non sia rimasta traccia nelle fonti letspetto a quella della ii serie, scritta con letterarie. Una monetazione brevissima, cotere dai tratti allungati e irregolari, sembra stituita esclusivamente da stateri non serve evidenziarne la recenziorità di emissione. sicuramente al commercio quotidiano, esD’altro canto la tecnica a doppio rilievo, sa si giustifica soltanto con pagamenti stral’iconografia dei tipi e le dimensioni del ordinari la cui natura potrebbe essere sugtondello della I serie di Temesa si confrongerita dalla stessa scelta dei tipi monetali: tano con le emissioni più recenti degli staschinieri ed elmo, due motivi “distintivi di teri a doppia legenda po-te, di cui riprenuna classe di aristocrazia guerriera”, come dono anche l’iscrizione retrograda. suggerito da Attilio Stazio,4 o piuttosto ispiStando ai risultati derivanti dalla comparati da un evento militare particolare e da razione delle due serie temesane, quella un leader politico che ne fu il protagonista. che finora è stata considerata la ii dovrebbe
1 Gorini 1975, pp. 26-27. 2 Per la circolazione monetale nell’area compresa fra l’Amato e il Savuto vd. Taliercio Mensitieri 1999 e Spagnoli, Taliercio Mensitieri 2004. 3 Mele 1983; De Sensi Sestito 1982; De Sensi Sestito 1988, pp. 247-258. Vd. anche La Torre 2002, pp. 373-375. 4 Stazio 1982, p. 94. 5 Gorini 1975, pp. 20, n.1; 22, n. 13 (incusi arcaici); p. 23, n. 15 (incusi con simbolo del granchio) e n. 16 (con simboli del granchio e della lira). 6 Stazio 1982, tav. 21. 7 Il terminus post quem dell’introduzione del tondello medio è considerato il 490/485-485/475 a.C., vd. Spagnoli 2004, p. 99.
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la moneta di temesa essere stata la i ad essere emessa.1 A tale cronologia relativa farebbe tuttavia da ostacolo la legenda prograda, rispetto a quella retrograda della i serie. Quest’ultima, d’altro canto, che ricalca molto da vicino la tecnica, l’iconografia e la scrittura retrograda degli stateri di Crotone, dovrebbe collocarsi nel medesimo periodo, cioè intorno al 450 a.C. In questi anni i dati archeologici escludono che la città di Temesa sarebbe stata ancora in grado di battere moneta, per cui occorrerebbe innalzare di circa un ventennio la cronologia tradizionalmente proposta per l’introduzione a Crotone degli stateri a doppio rilievo.2 In conclusione mi pare che l’intrinseca contraddittorietà dei dati relativi alle due serie di Temesa non ammetta – come d’altronde è già stato sostenuto con argomentazioni diverse dalle mie – che si possano ritenere entrambe originali. 4. L’elmo crestato attributo di eroi e di strateghi L’elmo della ii serie di Temesa è caratterizzato da un ampio pennacchio, un attributo che indica il ruolo di strategos, cioè di comandante militare.3 L’elmo non è dunque quello del soldato semplice, cui può fare pensare l’aulopide corinzio della I serie temesana o quello di tutti gli esemplari di Crotone caratterizzati da doppia legenda: si tratta dell’elmo di un Capo evocato proba1 Tale precedenza sembra confermata dal confronto dell’elmo crestato che sovrasta il carro tirato da buoi sui dodecadrammi in argento della tribù tracomacedone dei Derroni, datati fra il 480 e il 460 a.C. sng AmNumSoc Macedonia i n. 929-931 (dodecadrammi?), nn. 932-934, 936 (“530-480 B.C. or later”; Jameson 1980, nn. 1946-1948) e quelli coevi dei Letai con Centauro che rapisce la ninfa e sul R. elmo crestato a destra, analogo a quello di Temesa ( Jameson 1980, n. 1951). 2 La fase iniziale di transizione al tondello stretto è indicata dalla Spagnoli 2004, p. 99 al più tardi al 470 a.C. 3 Castrizio 2005 e 2007. 4 Castrizio 2007, pp. 18-22 ha evidenziato che l’elmo dello stratego, oltre ad essere indossato dagli eroi fondatori e dai sovrani guerrieri, connota soltanto Athena e Ares/Marte, le due divinità per eccellenza con ruolo militare.
tra storia e mito 123 bilmente nella sua funzione più importante di difensore della collettività. L’orizzonte cronologico in cui si colloca la comparsa sulle monete delle prime teste con elmo crestato è quello del tardo arcaismo: inizia Atene con l’assumere sui tetradrammi coniati al tempo della tirannide di Ippia l’immagine di Athena, sua divinità poliadica, adorna di elmo con cimiero;4 poco dopo, verso la fine del vi e gli inizi del v sec. a.C., la testa elmata di Enea compare sui tetroboli di Eniade (Tav. i, 7), che si diceva fondata dall’eroe troiano.5 Intorno al 480 a.C. i tetradrammi di Skione, caratterizzati al diritto dalla grande testa di Protesilaos, confermano l’esistenza di una tradizione locale che ne attribuiva la fondazione all’eroe e faceva risalire le origini della città ai tempi della guerra di Troia.6 Nei medesimi anni Aspendos in Pamphilia rappresenta, in un guerriero promachos con elmo crestato, probabilmente l’eroe Achille.7 Solo dopo diversi decenni, verso la fine del v sec. a.C., nel clima conflittuale della guerra del Peloponneso, che si era allargato a gran parte del Mediterraneo, si moltiplicano sulle monete le figure di eroi strateghi appartenenti a un orizzonte cronologico preellenico: a Siracusa compare Leukaspis,8 un eroe sicano che aveva combattuto contro Eracle a difesa della Sicilia;9 a Messana è presente Pheraimon – figlio di Eolo – che ne aveva governato il territorio settentrionale dall’area dello Stretto a Capo Lilibeo;10
5 Gaebler 1935, p. 21 nn. 2-4 tav. 5, 34-36. Al R. il tipo della tetraskelés proietta in una dimensione atemporale, metafisica e simbolica il ruolo dell’eroe fondatore; Caccamo Caltabiano 2007, pp. 113-114. 6 Gaebler 1935, ii, p. 108, nn. 2-6; Canciani 1994, p. 555 nn. 4-6; Caccamo Caltabiano 2007, p. 114. 7 sng Copenhagen nn. 153-179, sng von Aulock Pamphylien n. 4477-4484; Caccamo Caltabiano 2007, p. 118. 8 sng AmNumSoc Sicily iii , nn. 304, 307-311. Vd. Cusumano 1987-88. 9 Diod. iv, 23. Caccamo Caltabiano 1992, s.v. Leukaspis pp. 273-274; Castrizio 2005, pp. 36-37. 10 Caccamo Caltabiano 1993, pp. 126-127; 306307 nn. 642-646. I medesimi tipi, con Pheraimon di spalle, sono presenti su bronzi di età agatoclea, ibidem, pp. 148-149, 326-331 nn. 808-877.
124 maria caccamo caltabiano Aias è riconoscibile nel guerriero all’attacco degli stateri di Pericle, satrapo di Ly5. Elmo senza cimiero e schinieri mira,1 e sempre Aias, identificato dalla a Camarina legenda che l’accompagna, è presente nel A differenza dell’elmo, che, con o senza gli iv secolo a.C. sugli stateri dei Locresi attributi del comandante militare, registra Opunzi.2 diverse presenze sulla monetazione greca A giudicare dall’impiego che ne fa il dosoprattutto di età arcaica e classica,6 gli cumento monetale gli elmi crestati connoschinieri sono un soggetto monetale estretano figure eroiche, valorose sul piano mimamente raro. Da soli, o in abbinamento litare, spesso divinizzate in grazia del loro con altro typos, nel v sec. a.C. sono attestacoraggio e del ruolo avuto in difesa della ti solo in Sicilia, nelle città di Camarina ed collettività o del popolo da essi governato. Himera, e più tardi anche a Siracusa. L’orizzonte cronologico di questi eroi apA Camarina gli schinieri sono presenti partiene significativamente agli anni sucsui primi didrammi, posti ai lati di una cessivi alla guerra di Troia, e in ogni caso alpalma con tre larghe foglie che evocano l’età che precede la colonizzazione greca di idealmente la tripartizione del tripode viii sec. a.C.; oltre ad essere strateghi essi (Tav. iii, 1). Al diritto un elmo corinzio funsono stati sovrani e spesso, come Enea o ge da episemon di uno scudo rotondo, Protesilao, anche fondatori di città.3 Col’aspis, emblema caratteristico del guerrieraggiosi in battaglia e pronti ad affrontare ro e della sua areté. U. Westermark e K. Jenla morte nella prospettiva del raggiungikins hanno datato la serie fra il 492 e il 485 mento dell’apoteosi, la loro dimensione a.C.,7 prima della deportazione dei Camaideologica è quella tipica della regalità epirinesi a Siracusa e lo smantellamento della ca che trova il suo modello ideale nella ficittà ad opera di Gelone.8 Lo scudo rotongura dell’Apollo di Amicle, la città della Lado caratterizzato da episemon, in campo conia ritenuta di origine micenea. Teste monetale trova significativi confronti solPausania4 il dio portava sul capo un elmo tanto su stateri provenienti dalla Licia, con cimiero: sul betilo strutturato come aventi quale episemon un pegaso alato,9 un una colonna si impiantava un busto di guerleone alato10 o due galli affrontati,11 e sugli riero elmato, armato di lancia e di arco, stateri di Olimpia con testa di aquila o aquiquale crediamo sia stato rappresentato più la su preda.12 Gli esempi lici sono datati tardi a Sparta sui tetradrammi del re Cleodopo il 470/460 a.C.,13 nel periodo protomene III (227-222 a.C.).5
1 Franke, Hirmer 1964, tav. 191, nn. 659-660. 2 Franke, Hirmer 1964, tav. 148 n. 465. La struttura articolata e coerente delle emissioni e la forte somiglianza con i tipi siracusani di fine v sec. a.C. farebbero propendere per una cronologia dei primi decenni del iv sec. a.C. Cfr. Caccamo Caltabiano 2007, pp. 114-118. 3 Vd. anche Lacroix 1996. 4 Paus. iii 19, 2. 5 Cfr. Franke, Hirmer 1964, p. 111 tav. 161 n. 520. Secondo Grunauer von Hoerschelmann 1978, pp. 13-14 Grup. iii, ser. i, tavv. 1. iii, 2 nn. 1-12 si tratterebbe di una statua di culto di Artemis Ortheia. 6 Caccamo Caltabiano 1982, pp. 212-214. 7 Westermark, Jenkins 1980, pp. 18-23, pl. 1. Il terminus ante quem è indicato dalla presenza di un esemplare di questa serie nel tesoretto di Monte Bubbonia, interrato nel 475/470 a.C. 8 Westermark, Jenkins 1980, pp. 13-14. 9 Babelon 1910, coll. 221-226, nn. 219bis-228; sng von Aulock Lykien nn. 4087-4090; Vismara 1989, pp. 136-137, tav. ix n. 73. Per un inquadramento generale Cau 1997. 10 Vismara 1989, nn. 110, 113, 137. 11 Vismara 1989, nn. 139-141. 12 Seltman 1921, pp. 49-51 nn. 161-172 (stateri in argento). 13 Secondo Vismara 1989, pp. 24, 27-28 le emissioni apparterrebbero alla fase protodinastica gruppo C la cui coniazione sarebbe andata scomparendo a iniziare dal 465-460 a.C. (stateri con pegaso in volo) e alla fase arpagide, il cui inizio si daterebbe fra il 465 e il 460 a.C., gli scudi con leone alato.
la moneta di temesa dinastico e in quello dinastico della fase arpagide, quelli di Olimpia dopo il 420 a.C.1 Entrambi gli esempi concorrono tuttavia a delineare il contesto socio-politico e culturale cui afferisce la tipologia dell’aspìs, peculiare di regimi monarchici (principati e potentati), cui non erano estranei – come dimostrano le monete di Olimpia – quei valori atletici ed agonistici che monarchie e tirannidi seppero assai bene propagandare ai fini della loro affermazione e legittimazione in ambito internazionale.2 Ceduta da Siracusa ad Ippocrate nel 493 a.C., Camarina sotto la direzione di Gelone, prima ipparco di Ippocrate e poi egli stesso tiranno di Gela, aveva accresciuto la propria capacità militare, costituendo per Ippocrate e per il suo successore un serbatoio di truppe ausiliarie da schierare al fianco della cavalleria geloa. Un ruolo di avamposto militare, dunque, quello di Camarina, la cui organizzazione sarebbe stata finanziata con le prime emissioni della città che scelsero di celebrare con i propri tipi una propaganda tirannica basata sul coraggio e sul valore militare. Ad essa non sarebbe stata estranea un’ideologia dell’‘affiancamento’ come l’immagine dei due schinieri, posti ai lati della palma, potrebbero far pensare e come lascerebbe intendere anche il tipo dell’elmo privo di segni di comando, appartenente quindi non al comandante militare ma ai
1 Seltman 1921, p. 49 (421-365 a.C.). 2 Il clima politico che avrebbe fatto da sfondo alle monete di Camarina emerge da una delle due odi Olimpiche dedicate a Psaumis di Camarina, vincitore sia nella corsa con la quadriga (Olimpica iv) che in quella con l’apene (Olimpica v), datata di recente da Lomiento 2006, p. 285 al 488 a.C. in base alla testimonianza di tre scoli (19 a-c) di matrice storica che, rifacendosi al siceliota Timeo, contestualizzano l’ode nel periodo della spedizione di Dario d’Istaspe. La studiosa evidenzia come l’aggettivo neoikos designi la città “dai nuovi abitanti” e non “ricostruita di recente”, intendendo con ciò la ricolonizzazione operata soprattutto a fini militari negli anni in cui Gelone era ancora tiranno di Gela. Il tema del valore militare viene richiamato nella strofa centrale (v. 28) dal termine stratós, che di solito indica l’esercito e che nell’ode connota efficacemente “il popolo” dei neocoloni.
tra storia e mito 125 componenti del suo esercito. Una rappresentazione gerarchica che sembrerebbe coerente con lo stato di soggezione di Camarina rispetto a Gela. 6. Elmi e schinieri ad Himera Elmo e schinieri, quali tipi monetali autonomi, sono presenti ad Himera sui due lati di litre in argento (monetine di c. 0,80 g) da datare probabilmente alla fine del predominio acragantino sulla città nel 472 a.C. Al diritto una testa con elmo adorno di cimiero si accompagna sul rovescio a due schinieri3 (Tav. iii, 4). Le litre sembrano coeve a due altre serie, i cui tipi evidenziano l’esistenza di un’ideologia gerarchica che si riflette nell’utilizzo delle immagini monetali. Ad una testa di uomo maturo e barbuto, cinto di diadema, si abbina un elmo corinzio decorato da una doppia spirale4 (Tav. iii, 3); su una terza emissione, una testa con elmo crestato si associa sul rovescio ad un elmo privo di cimiero5 (Tav. iii, 5). Le tre serie si rivelano proiezione di una struttura politica gerarchizzata,6 in cui il personaggio maturo e diademato rappresenterebbe il Capo, affiancato da un hyparchos (la testa con elmo crestato) dotato di poteri militari7 (i due schinieri ci sembrano ancora una volta simbolo di affiancamento). All’hyparchos spetterebbe il comando e il compito di addestrare la gioventù, simbolicamente ri3 Rizzo 1946, p. 126, tav. 21,14; sng Oxford n. 17691770; sng Lloyd n. 1030. 4 sng Lloyd n. 1027; sng Copenhagen n. 312; sng München nn. 355-356; Manganaro 1984, p. 27, tav. 4, 51; Westermark, Jenkins 1980, pl. i, a. 5 sng Lloyd n. 1029; Jameson 1980, n. 905. 6 Un sistema semantico gerarchizzato è stato da me individuato anche per altre emissioni sia siciliane che macedoni, Caccamo Caltabiano 2005a e 2005b. 7 Un analogo rapporto gerarchico fra fratelli si registra nell’anfora del Pittore di Lydos (Caccamo Caltabiano 2005 a, pp. 13-14) che ritrae come due cavalieri a cavallo i figli di Pisistrato. Ippia con il capo cinto soltanto da una taenia è rappresentato in primo piano, lo affianca sul lato interno il fratello Ipparco con elmo crestato, corazza e lancia. I loro nomi indicano rispettivamente il ruolo di colui che è destinato alla successione, Hippeus = cavaliere, e del suo Hyparchos = luogotenente.
126 maria caccamo caltabiano Hergoteles di impadronirsi del governo della chiamata dall’elmo semplice della iii serie, abbinato al diritto con la testa con elmo crecittà. Aristocratico cretese espulso da Cnosstato. Colui che è destinato a succedere al so in seguito alle lotte civili, Hergoteles era Capo, cioè “l’erede”, privo ancora di poteri stato vincitore per due volte alle Olimpiadi, ma stante di fatto al suo stesso livello, trova l’ultima delle quali nel 464 a.C.;5 di lui riscontro nella serie che abbina la testa masappiamo che aveva svolto il ruolo di metura e diademata a un elmo senza cresta ma diatore in un contrasto politico scoppiato decorato da una doppia voluta, più ampia fra Gelone e Hierone,6 i due fratelli Dinodietro e più piccola sul davanti, probabile menidi. La traccia lasciata da Hergoteles nelsimbolo del divenire e dell’avvicendamenle fonti letterarie e l’essere stato destinatato nel potere. rio della xii ode olimpica di Pindaro sono Le litre dovrebbero essere state coniate entrambi fenomeni che presentano una dopo gli stateri emessi da Himera con i tipi stretta analogia con quanto nei medesimi del gallo e del granchio nel periodo del preanni accadeva per diversi tiranni sicelioti e dominio acragantino.1 Si tratterebbe di fraper i membri dell’entourage dinomenide.7 zioni dei tetradrammi con al diritto la quaErano celebrati da Pindaro e da Bacchilide driga guidata da Pelope e sul rovescio la quali vincitori nei giochi panellenici in personificazione di Himera2 (Tav. iii, 2). un’ottica in cui l’affermazione agonistica, Poiché la vittoria di Pelope aveva significaoltre a richiamare l’aretè militare del vincito non soltanto la possibilità di sposare la fitore, serviva soprattutto a legittimarne e a glia del re Oinomao, ma soprattutto il vanfarne riconoscere il ruolo politico. taggio di ottenere la sovranità dell’Elide, abbiamo proposto che il rapporto fra Hi7. Schinieri insieme a panoplia mera/ Afrodite3 e Pelope sia da porre in reo a trofeo a Siracusa lazione con quello noto per il mondo fenicio-cipriota fra il monarca e una dea che Nella colonia corinzia gli schinieri compaconferiva al re il potere regale, divenendo la iono all’interno della panoplia d’armi che sua protettrice ma anche la sua amante dicaratterizza l’esergo dei decadrammi firvina.4 La breve comparsa sui tetradrammi mati dagli incisori Kimon ed Euainetos, himeresi delle figure di Pelope e Himera emessi dopo la vittoria riportata dai Siracusani sugli Ateniesi in occasione della loro potrebbe coincidere con un tentativo di
1 Westermark 1999. 2 Franke, Hirmer 1964, tav. 21 n. 67; Arnold Biucchi 1988, pp. 87-89, 96-97. 3 L’identificazione della dea della Città con Afrodite trova riscontro nel nome stesso di Himera da correlare ad Himeros uno dei tre eroti che si accompagnano alla dea (Hesiod., Theog., 201), Caccamo Caltabiano 2005c e Caccamo Caltabiano c.d.s. Analoga identificazione di Himera con Afrodite si deduce in Torelli 2003, p. 676. 4 In ambito occidentale la dea regale avrebbe incarnato la comunità stessa che conferiva, e quindi ‘riconosceva’ la legittimità del potere del governante Caccamo Caltabiano 2005c e c.d.s. Secondo Dubourdieu 1990-91 il culto dell’Afrodite Ericina avrebbe avuto il compito, attraverso la hierogamia tra la dea e un re mortale, di definire e legittimare un modello di sovranità ereditato dall’Oriente. A Pyrgi una doppia iscrizione in etrusco e in fenicio celebrava, agli inizi del v sec. a.C., il potere regale di Thefarie Velianas, concesso da una dea, l’etrusca Uni, identificata con Afrodite/Astarte (Grottanelli 1987, 86-90). Analogo ruolo legittimatore era esercitato dalla divinità a Cipro, dove i re di Paphos erano sacerdoti di Astarte e venivano sepolti nel suo santuario; analogo modello politico-religioso sembra fosse in vigore anche a Kition, Amatunte e Vouni, vd. Pairault Massa 1995, pp. 108-109. 5 Vd. Pind., Olymp. xii e Paus. 6, 4, 11. Con riferimento a tale vittoria gli studiosi hanno pensato di poter datare i primi tetradrammi di Himera intorno al 464 a.C. (vd. Arnold Biucchi 1988, p. 88), ma non può escludersi anche una cronologia anteriore solo di qualche anno, precedente alla caduta della tirannide dinomenide del 466 a.C. 6 Schol. Pind, Olym. xii, Inscr.b. Luraghi 1994, p. 270 pensa piuttosto a un contrasto fra Ierone e Terone di Agrigento. Sugli anni corrispondenti alla presenza di Ergotele ad Himera vedi anche ibidem, pp. 248-249. 7 Vd. Harrell 2002, p. 439.
la moneta di temesa disastrosa spedizione in Sicilia (Tav. iii, 6). La legenda A£§A, che si accompagna alle armi sulle emissioni iniziali,1 chiarisce come la panoplia fosse un ‘premio’ probabilmente destinato ai vincitori di quella battaglia.2 A distanza di un secolo, è sempre a Siracusa che ritroviamo gli schinieri applicati al trofeo incoronato da Nike sui tetradrammi emessi da Agatocle (Tav. iii, 7) in occasione della sua spedizione contro Cartagine nel 310 a.C.3 In seguito il documento monetale registra la presenza di schinieri solo in ambito occidentale, in unione con armi o con trofei che fanno la loro comparsa a partire dagli anni della seconda guerra punica. Da un rapido esame delle iconografie emerge, tuttavia, come gli schinieri non siano indispensabili nella rappresentazione dei trofei: sono assenti ad esempio dal trofeo incoronato da Nike sui tetradrammi di Seleuco I Nicatore (Tav. iii, 8), che pare si siano ispirati all’iconografia dei tetradrammi siracusani di Agatocle;4 sono assenti dal trofeo che caratterizza i “vittoriati” romani5 (Tav. iii, 9). La loro presenza non è costante neanche sui trofei che si accompagnano sul rovescio alle emissioni ‘vittoriose’ degli imperatori romani. Una sola emissione, di età repubblicana, potrebbe offrire una chiave di lettura del significato della loro presenza: su un denario di L. Aemilius Lepidus Paullus del 62 a.C. la testa velata e diademata di Concordia è abbinata sul R. a un trofeo su cui poggiano due schinieri, ai lati del quale stanno a destra Lucio Emilio Paolo in toga e a sinistra tre prigionieri, il re Perseo di Macedonia e i suoi figli6 (Tav. iii, 10). Il valore della concordia, richiamato in un contesto di vittoria potrebbe essere il concetto
1 A£§A è presente su tutti i conii di Kimon e su quelli iniziali di Euainetos Rizzo 1945-46, tav. liii nn. 19-20; Jameson 1980, pl. xlii n. 835; sng AmNumSoc Sicily iii , nn. 357-361. Sulla controversa cronologia di tali emissioni vd. da ultima Scavino 2008. 2 Sui significati attribuiti a tale iscrizione vd. Fischer Bossert 1992; Scavino 2008, p. 194. 3 Franke, Hirmer 1964, p. 55 tav. 48 n. 135; Ierardi 1995-96; Armagrande 2000.
tra storia e mito 127 alla base del simbolismo degli schinieri, immagine di affiancamento e di eguaglianza propagandati con intelligenza politica anche nei confronti di un popolo vinto. 8. Elementi per una ricostruzione storica Pur nella esiguità ed incertezza dei dati documentari mi sembra siano emersi finora due elementi che possono concorrere ad inquadrare storicamente almeno la cosiddetta ii Serie di Temesa. L’utilizzo dei tipi dell’elmo e degli schinieri sembra correlato ad un contesto di propaganda tirannica che esaltava il valore militare alla stessa stregua di quello agonistico, in anni che direttamente per Camarina (vedi la ricolonizzazione della città ad opera di Gelone), direttamente o indirettamente per Himera (probabile tentativo tirannico di Hergoteles, che aveva avuto un ruolo diplomatico in un contrasto che aveva riguardato Hierone), possono porsi in relazione con il processo di autoaffermazione e con la politica espansionistica dei fratelli Dinomenidi (Gelone e Hierone). I tipi dell’elmo e degli schinieri, inseriti all’interno di una panoplia o facenti parte di un trofeo, oltre che sulle monete di Camarina e di Himera si registrano solo su quelle di Siracusa. La città li adotta sui decadrammi coniati dopo la vittoria dello statista siracusano Ermocrate sugli Ateniesi,7 e, a distanza di un secolo, al tempo della spedizione di Agatocle in Africa, le cui aspirazioni a un potere personale sarebbero culminate da lì a poco nella autoproclamazione a basileus.8 Entrambi questi dati potrebbero far pensare che Temesa, nell’adozione dei tipi del4 Mørkholm 1991, p. 72, pl. viii nn. 139-140. 5 Crawford 1974, nn. 44/1, 57/1, 58/1, 67/1, 70/1, 71/1a-c, 72/1 etc. 6 Crawford 1974, p. 441 n. 415/1. 7 Sul ruolo politico e le aspirazioni “tiranniche” di Ermocrate vd. Sordi 1981, Caccamo Caltabiano 2003. 8 Consolo Langher 2000, pp. 323-331.
128 maria caccamo caltabiano la ii serie, possa essere stata influenzata da cito il possesso di una terra sposando una una propaganda che traeva origine dalla donna appartenente al medesimo luogo, stessa Siracusa negli anni della tirannide dei personificazione ideale dell’intera comuniDinomenidi. tà cittadina, la sola in grado di legittimare – Un’indicazione cronologica in tal senso come l’antica dea regale che abbiamo riproviene dallo stesso documento monetacordata nel caso di Pelope e di Himera/ le: il tondello medio impiegato per la coniaAfrodite – la presa di potere e l’autorità del zione della ii serie di Temesa, la particolare governante. Molto meno di un secolo dopo e ‘arcaicizzante’ iconografia del tripode, la sarà proprio il Siracusano Dionisio I a spoconfrontabilità dell’elmo crestato con quelsare una donna di Locri per sancire la sua lo presente quale simbolo secondario sulle presa di potere nella città magno-greca, asmonete delle tribù traco-macedoni dei Dersicurandosi grazie al figlio nato da quella roni e dei Letai, databili nei primi decenni donna la continuità della dinastia. del v sec. a.C.,1 orientano verso una cronoLa Siracusa dinomenide – come è già stalogia della serie compresa fra il 480 e il 470 to autorevolmente suggerito6 – sembra staa.C.2 Se ne conclude che essa non può che re sullo sfondo dell’azione militare di Euessere stata correlata con l’occupazione lothymos, un’alleata che ha rafforzato la città crese di Temesa sotto la guida dell’aristomagno-greca consentendole di fare entrare cratico Euthymos, l’olimpionico divinizzato, nella sua orbita Temesa al tempo stesso in onorato da vivo con statue di bronzo sia ad cui anche Terina accresceva la sua imporOlimpia che a Locri, titolare di un culto tanza e la sua autonomia da Crotone. eroico ricordato da Plinio3 ed attestato anQuando avrebbe operato Euthymos? Le dache archeologicamente.4 te proposte più di recente convergono verNelle fonti letterarie5 Euthymos viene so il 476 a.C., dopo la ii vittoria di Euthymos concordemente ricordato quale liberatore ad Olimpia,7 una data che viene a coincidedella Città di Temesa e sposo della più belre con la cronologia finale della vita del sanla donna temesana, che era stata destinata tuario di Imbelli, definita da F. La Torre fra all’annuale offerta finalizzata a placare il il 480 e il 470 a.C. in base all’accurata disademone/lupo che funestava la città. Euthymina degli ex-voto e dei reperti rinvenuti. mos lo aveva sconfitto in un corpo a corpo Tale data si giustifica pienamente sul piano che si era concluso con lo sprofondamento storico coincidendo con gli anni più intensi del demone nel mare. Vinto dall’amore per della politica espansionistica dinomenide la fanciulla Euthymos l’aveva sposata. nell’area del basso Tirreno, che già sotto Pur condividendo le raffinate interpretaGelone aveva trovato in Locri e nelle sue zioni che di questo episodio sono state ofcolonie saldi punti di riferimento, ed era ferte da storici, archeologi e antropologi, culminata con la vittoria di Hierone sugli mi pare che nella sua sostanza il racconto Etruschi nella battaglia di Cuma. Un edifipresenti i connotati tipici dei matrimoni di cio con probabile destinazione sacrale era tutti quei tiranni e sovrani che hanno sanstato fatto costruire da Gelone ad Ipponio;8
1 Vedi supra p. 123 nota 1. 2 Il doppio rilievo della moneta temesana, in un periodo in cui Crotone avrebbe utilizzato ancora la tecnica incusa, escluderebbe l’influenza crotoniate sulla città tirrenica. 3 Plin., Nat. Hist., vii, 152. 4 Costabile 1991, pp. 195-215. Lo studioso (pp. 213215), sulla scorta di Mele 1983, sintetizza i significati simbolici di Euthymos nel senso della correlazione con “tre frontiere”: quella territoriale, quella della pubertà e quella della frontiera tra la vita e la morte. 5 Callim. fr. 98 Pfeiler; Strab. vi, 1, 5; Paus. vi, 6, 4-11; Aelian., Varia Hist., vii, 18; Suida s.v. Eûı˘ÌÔ˜. Vd. La Torre 2002, pp. 355-368. Visintin 1992 ha analizzato il mito dell’eroe di Temesa dal punto di vista antropologico ponendolo a confronto con i miti greci strutturati con un’analoga successione di eventi. 6 De Sensi 1981. 7 Ad Olimpia Euthymos aveva già vinto nel 484 a.C. e vinse anche più tardi nel 472 a.C. 8 Durid. apud Athen. xii 542a.
la moneta di temesa fra il 480 e il 470 a.C. per iniziativa dinomenide, con materiali e maestranze siracusane, sarebbe stato realizzato il rifacimento del tempio ionico di Locri-Marasà. Nel 477 a.C. Cromio era stato inviato dal cognato Hierone a minacciare guerra per fare desistere Anassila e il figlio Licofrone dall’attaccare Locri; il pericolo corso dalla città minacciata dai Reggini aveva indotto i Locresi a far fare voto di prostituzione sacra alle loro vergini per la salvezza della patria.1 L’intervento siracusano lo aveva evitato, e Hierone era stato lodato ed esaltato come salvatore di Locri. Nel 476 a.C. Siracusa appoggiava Sibari nel suo tentativo di rifondazione e sotto il suo protettorato la De Sensi2 proponeva – già nel 1981 – che si fosse verificata la conquista locrese di Temesa. A tale conquista – secondo la studiosa – avrebbe potuto riferirsi anche la dedica su scudo fatta nel santuario di Olimpia da parte degli “Ipponiati vincitori sui Crotoniati, insieme a Medmei e Locresi”.3 Ipotesi accolte in seguito autorevolmente da diversi studiosi4 e che hanno messo in luce come al ridimensionamento dell’influenza crotoniate sulla costa tirrenica avessero concorso insieme a Locri anche le sue colonie. Benché vissuto in tempi storici Euthymos si differenzia dagli eroi in senso proprio, che sono vissuti da uomini e che da uomini sono diventati eroi soltanto dopo la loro morte. Egli si approssima piuttosto ai semidei, guerrieri valorosi e sovrani dell’età leggendaria, figli di dei e di donne mortali. Sottrattosi misteriosamente alla condizione umana è scomparso nelle acque del Kai1 Iustin. xxi, 3, 2 e Schol. Pind. Pyth. 1, 99a; 2, 36c; 38. 2 De Sensi Sestito 1982; De Sensi Sestito 1988, p. 259. 3 Kunze, Schleif 1940, in Olympia Bericht, iii, Berlin, 77 sgg. = seg xi, 1211. 4 Maddoli 1996; Bugno 1999, pp. 56-64; La Torre 2002, pp. 375-380. La cronologia proposta da Mele 1983, p. 860, secondo cui la conquista locrese sarebbe stata successiva alla terza vittoria olimpica di Euthymos del 472 a.C., e il dominio crotoniate si sarebbe prolungato fino al 460-450 a.C., era di fatto condizionata dalla cronologia delle emissioni temesane
tra storia e mito 129 kinos, acque che hanno un ruolo importante per acquisire l’immortalità dal momento che la morte in acqua è legata a una promessa di rinascita.5 Euthymos appare come il personaggio più idoneo ad ispirare a Temesa un tipo monetale, quale è quello dell’elmo crestato, appartenente all’orizzonte cronologico e mitico dei personaggi dell’epos, degli eroi omerici e dell’Apollo di Amicle risalente all’età micenea. Alla luce dei confronti iconografici con Camarina e Himera una data di poco successiva al 476 a.C. mi sembra possa considerarsi idonea anche per la ii serie di Temesa da correlare a premi, pagamenti, divisione di bottino di quanti avevano partecipato alla conquista della città, propagandata come una liberazione e sancita come tale dal matrimonio di Euthymos con la donna temesana. A tale interpretazione non sarebbe di ostacolo neanche la presenza del tripode sulla moneta di Temesa, sia perché esso stesso era attributo di Apollo Pizio e simbolo del potere divinatorio della Pizia,6 sia perché un simbolo così importante del culto apollineo non era certo esclusivo della città di Crotone. Al contrario, è proprio in relazione alla attività propagandistica dei Dinomenidi che il tripode di Apollo si riveste di una forte valenza politica correlata alla vittoria militare. Un tripode in oro era stato monumentalizzato insieme ad una Nike, opera di Bione di Mileto, e dedicato da Gelone a Delfi dove faceva bella mostra di sé sulla Via Sacra.7 Secondo Diodoro8 Gelone aveva eretto tale monumento dopo la vittoria riportata
al 450 a.C. ca., sostenuta in base alla adozione della tecnica a doppio rilievo sia da Stazio 1982 che da Parise 1982. 5 Costabile 1991, p. 215. 6 Si ricordi che era stata la Pizia a convincere i Temesani a non abbandonare la loro terra funestata dal demone di Polites, ma a costruirgli un recinto sacro (temenos) e un tempio (naos) offrendogli annualmente la più bella vergine della comunità, Paus. vi, 6, 5-8. 7 Sulla forma e la funzione del monumento dinomenide vd. Amandry 1987, pp. 87-91, Jeffery 1990, 266; Krumeich 1991; Harrell 2002, pp. 453-454. 8 Diod. xi, 26, 7.
130 maria caccamo caltabiano sui Cartaginesi nella battaglia di Himera nieri, che ‘insieme’ proteggono l’individuo, del 480 a.C. Oltre a celebrare l’importanza potrebbero trovare in una simile lettura il panellenica del ghenos dinomenide il tripoloro significato simbolico. Il tripode del dide siracusano si ergeva insieme a quello di ritto, disegnato secondo lo stile arcaico e al Platea,1 innalzato contemporaneamente quale gli schinieri si affiancano in uno schedai Greci dopo la vittoria riportata sui Perma rimasto isolato nell’iconografia monesiani: entrambi i monumenti celebravano tale, tradurrebbe invece l’azione protettiva due vittorie panelleniche conquistate dai di Apollo, esplicatasi attraverso la sua Pizia Greci sui barbari d’occidente e d’oriente. fin dalle origini della città di Temesa, ma Sulla medesima base di Gelone un secondo concretizzatasi, sulla scia della propaganda tripode pare fosse stato innalzato anche da dinomenide, nella legittimazione di un poHierone,2 verosimilmente dopo la vittoria tere politico frutto di una vittoria militare di Cuma se Pindaro, nella Pitica i, pone le foriera di ‘liberazione’. Il tutto si innestava vittorie dinomenidi sui barbari ad Himera in una tradizione temesana, testimoniata e a Cuma su un piano panellenico, menziodal tempio di Imbelli, di una hierogamia nandole – alla stessa stregua di Salamina e rituale che si compiva fra il ‘demone’ o Platea – come atti di liberazione della Grepadrone del luogo e la fanciulla ‘più bella’ cia dalla schiavitù.3 della città.4 Una tradizione alla quale la Se la cronologia della serie temesana è Siracusa di Ierone oppone l’abolizione delrealmente successiva solo di pochi anni al la prostituzione sacra, evidentemente a 480 a.C., o se comunque ricade nel decenvantaggio di una politica matrimoniale che nio 480-470 a.C., è chiaro come su di essa risancisce e legittima le annessioni attraverso verberasse ancora l’eco di vittorie riportate il matrimonio con una fanciulla del luogo sotto il patrocinio di Apollo dai membri del di alto lignaggio:5 col possesso della donna ghenos dinomenide che avevano ispirato la Euthymos veniva di fatto a sancire il suo posloro azione all’ideale di una difesa e di una sesso del territorio. salvezza non soltanto individuale ma regionale e addirittura panellenica. Se la SiracuConclusioni sa dinomenide sta realmente sullo sfondo L’insieme di significati che siamo andati dell’azione di Euthymos, dal momento che il ricostruendo attraverso la valorizzazione Locrese rivestiva un ruolo militare, la sua del significato delle iconografie monetali e azione si delinea come un’attività di ‘affianche sembrano trovare un’adeguata giustificamento’ e di messa in atto della politica cazione storica, credo che depongano magespansionistica e di predominio di Hierone. giormente a favore dell’autenticità della ii Il tipo dell’elmo crestato, che si richiama al serie di Temesa, piuttosto che della prima. ruolo di stratego, e l’immagine degli schi1 Hdt. ix, 81, 1. 2 Mentre l’iscrizione riferita al tripode e alla Nike di Gelone si è perfettamente conservata, quella di Hierone è molto mutila. Lo scolio a Pind. Pyth. i, 152b A.B. Drachmann (1910) p. 26 attribuisce l’erezione dei tripodi a tutti e quattro i figli di Dinomene, vittoriosi su popoli barbari e alleati dei Greci nella conquista della libertà. Cf. Krumeich 1991, pp. 56-60. 3 Pind. Pyth. i, 75-77. 4 Dal racconto di Paus. vi, 6, 7-8 e Suida s.v. òEı˘ÌÔ˜. emerge che il momento culminante del culto prestato al daimon temesano sarebbe consistito nell’offerta della fanciulla all’eroe. La Torre 2002, p. 367 ha evidenziato come non si trattasse di un sacrificio cruento (anche Müller 1994, p. 824 escludeva il sacrificio umano) ma di un rito di iniziazione sociale dal momento che nel tempio sarebbe stato portato un letto dagli stessi genitori della ragazza che al mattino successivo l’avrebbero riportata a casa, divenuta donna fatta da vergine che era stata. I rinvenimenti nel tempio di Imbelli documentano un culto a carattere poliadico, nel quale si sarebbe riconosciuta tutta la società, rivolto a una figura divina che unanimemente era considerata fondatrice e protettrice della comunità, e alla quale potevano essere dedicati oggetti votivi riferibili a tutti i momenti della vita sociale. 5 Proprio grazie all’intervento di Ierone era stato cancellata la promessa di una prostituzione sacra delle giovani locresi, un’offerta fatta dalla cittadinanza per sventare il pericolo di un attacco reggino.
la moneta di temesa Un falsario degli inizi dell’Ottocento sarebbe stato in grado di ricreare le connessioni logiche che siamo andati scoprendo? Rimane dunque il problema della autenticità della i serie, apparentemente di cronologia più recente.1 La caduta della tirannide dinomenide potrebbe anche aver determinato il venir meno del dominio locrese e la temporanea affermazione di un’influenza di Crotone sulla città, suggerita dalla profonda somiglianza che accomuna la cosiddetta i serie di Temesa con gli stateri di Crotone a doppio rilievo: i risultati degli scavi archeologici sembra, tuttavia, che non sostengano l’ipotesi di una continuità di vita nella città dopo il 470 a.C. ca. L’elemento che ingenera maggiori dubbi sull’originalità dell’emissione rimane comunque la grande rarità della i serie, un’apparente copia a specchio degli stateri a doppio rilievo di Crotone. Abbreviazioni bibliografiche
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postigli della piana lametina, Soveria Mannelli, 2004. Stazio 1982 = A. Stazio, Temesa. La documentazione numismatica, in Temesa e il suo territorio. Atti del Colloquio (Perugia-Trevi, 30-31 maggio 1981), a cura di G. Maddoli, Taranto, 1982, pp. 93-101. Taliercio Mensitieri 1999 = M. Taliercio Mensitieri, Per uno studio della storia monetale dell’area compresa tra i fiumi Savuto ed Amato, in Tra l’Amato e il Savuto. ii . Studi sul Lametino antico e tardo-antico, a cura di G. De Sensi Sestito, Soveria Mannelli, 1999, pp. 161-183. Torelli 2003 = M. Torelli, I culti di Himera tra storia e archeologia, in Archeologia del Mediterraneo. Studi in onore di E. De Miro, a cura di G. Fiorentini, M. Caccamo Caltabiano, A. Calderone, Roma, 2003, pp. 671-691.
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Tav. i. n. 1 statere di Crotone; n. 2 statere di Crotone e di Terina (1,5:1); nn. 3-4 stateri di Temesa; nn. 5-6 stateri di Crotone; n. 7 dracma di Eniade (1,5:1); n. 8 didrammo dei Letai (R/); n. 9 dodecadrammo dei Derroni (D/ 1:2).
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Tav. ii. Riproduzione da Stazio 1982, tav. 21.
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Tav. iii: n. 1 didrammo di Camarina (1,5:1); n. 2 tetradrammo di Himera; nn. 3-5 litre di Himera (2:1); n. 6 decadrammo di Siracusa (D/); n. 7 tetradrammo di Agatocle (R/, 2:1); n. 8 tetradrammo di Seluco I Nicatore; n. 9 vittoriato di Roma; n. 10 denario romano di L. Aemilius Lepidus Paullus.
co mpo sto i n c ar att e r e da n t e m on oty pe da l la acc ad e mi a edi tor i a l e, p i s a · rom a . stampato e r i l e gato n e l la ti po g r af i a d i ag na n o, ag na n o p i s a n o ( p i s a ) .
* Aprile 2009
(cz 2 · fg 21)