La Nike/Nymphe di Agatocle e l’ideologia della Vittoria, in Tyrannis, Basileia, Imperium. Forme prassi e more

. La Nike/Nymphe d i Agatocle e l’ideologia della Vittoria, in Tyrannis, Basileia, Imperium. Forme prassi e    simboli del potere politico nel mondo greco e romano.  Giornate seminariali in onore di S. Consolo Langher
      (Messina 17-19 Dicembre 2007), a cura di M. Caccamo Caltabiano, C. Raccuia, E. Santagati 2010 (Pelorias  18), pp. 277-302.

MARIA CACCAMO CALTABIANO Università di Messina La Nike/Nymphe di Agatocle e l’ideologia della Vittoria In un intervento pubblicato nel 1990 sulla Revue des Études anciennes S. Consolo Langher1 metteva in relazione l’Oriente persiano di età ellenistica con la Sicilia. La studiosa evidenziava come la trasmissione e la circolazione del messaggio ideologico relativo alla basileia di Agatocle fossero passate attraverso i documenti monetali, che denunciano l’influenza iconografica esercitata o subita dalla monetazione del sovrano siracusano in relazione a quella degli altri basileis ellenistici. In linea con quelle sue osservazioni ritengo che quella strada sia ancora oggi da percorrere per comprendere – attraverso l’analisi del documento monetale – molte delle peculiarità dell’esperienza monarchica nella Sicilia antica, dal punto di vista ideologico e in connessione con la giustificazione e legittimazione del potere basilico. 1. Le monete in oro e l’evoluzione dell’arché di Agatocle In un crescendo di senso e di potere politico la monetazione di Agatocle si differenzia in tre momenti, fra di loro distinti dall’utilizzo di tre diverse iscrizioni: il I periodo, coincidente con gli anni della presa del potere da parte di Agatocle dopo il colpo di stato (317-310 a.C.), reca la legenda SYRAKOSION: moneta “dei Siracusani”. In questi anni Agatocle ricopre la carica di strategòs autokrator per volere stesso dei cittadini. Il secondo periodo, relativo agli anni della spedizione in Africa2 e delle successive conquiste nell’eparchia punica di Sicilia3, sostituisce all’etnico cittadino il nome Agathokleos (moneta “di Agatocle”); il terzo periodo registra l’assunzione del titolo regale (moneta “del Basileus Agatocle”) ad imitazione di quanto 1 CONSOLO LANGHER 1990. La studiosa nota come l’evidence numismatica confermi i rapporti diplomatici, politici e militari del regno di Agatocle con Tolomeo I, Demetrio Poliorcete, Pirro e Cassandro indicati nelle testimonianze letterarie. Sulla valenza politica delle scelte iconiche di Agatocle vd. anche CONSOLO LANGHER 1993; BORBA FLORENZANO 1993; ARMAGRANDE 2000b; CARROCCIO 2004, 258-261; LEHMLER 2005, 60-83. 2 CONSOLO LANGHER 2000, 125-158, 197-206, 231-239. 3 Ibid. 207-217. 278 avevano già fatto i diadochi di Alessandro4. Oltre ad obbedire a un vero e proprio “crescendo” di un’autorità di tipo personale, le monete di Agatocle appaiono il riflesso di una politica che si prefigge fin da subito di essere internazionale, accompagnata da una propaganda ideologica che attinge a piene mani alla regalità macedone e a quella dei successori di Alessandro. Riflesso emblematico di questi aspetti sono le tre serie in oro di Agatocle, realizzate in tre diversi periodi del suo governo. L’oro era il metallo che più di ogni altro si presentava carico della semantica correlata al concetto di regalità, di ben nota ascendenza orientale, come dimostrano gli stateri d’oro di Creso (kroiseioi stateres), i darici persiani (dareikoi), i “darici filippi” (dareikoi philippeioi) battuti da Filippo II di Macedonia5 in linea con la tradizionale moneta in oro coniata dai Gran Re di Persia. Della moneta in oro i sovrani si erano avvalsi non soltanto per esprimere la loro potenza economica e soddisfare le esigenze finanziarie correlate a politiche di supremazia e di conquista, ma – come dimostra l’eponimia derivante dal loro nome – gli aurei erano stati la proiezione materica di un potere di tipo personale, svincolato dalla legittimazione ad opera dei popoli governati, anche se non del tutto libero dal loro consenso. In linea con gli aurei emessi dal padre di Alessandro, coniati anche postumi sia dal figlio che da alcuni dei suoi diadochi6, Agatocle si inserisce fin da subito in un sistema economico a carattere internazionale orientato verso la Macedonia; sulle prime emissioni in oro, dracme pari alla metà ponderale degli stateri aurei di Filippo II ed equivalenti in potere di acquisto a un decadrammo in argento, egli adotta i medesimi tipi della testa di Apollo e della biga al galoppo introdotti dal sovrano macedone, ma prudenzialmente utilizza ancora l’etnico di Siracusa7 (tav. I figg. 1-2). L’emissione viene “personalizzata” grazie all’aggiunta di quello che diverrà il simbolo peculiare della maggior parte delle emissioni agatoclee: la triskelés8, presente al rovescio al di sotto della biga in corsa. 4 CONSOLO LANGHER 2000, 203. Diod. 20, 54, 1 pone la decisione di Agatocle di assumere il titolo regale sotto l’anno 307 a.C. in terra d’Africa in seguito ad una memorabile vittoria (prima vittoria quella del 310 presso Tunisi) ad imitazione dei diadochi di Alessandro, in particolare di Antigono e del figlio Demetrio. 5 Poll. Onom. 9, 83; vd. anche 9, 59, 2-3 in cui si parla di “Darici, Filippi e Alessandri che erano tutti monete d’oro”. CACCAMO CALTABIANO - RADICI COLACE 1992, 105-113. 6 LE RIDER 1977, 435-438. 7 SNG Copenhagen nn. 745-748; SNG ANS nn. 549-553. JENKINS 1968, 151-152, distingueva le emissioni di Agatocle in quattro periodi: 317-310, 310-305, 305-295, 295-289 a.C. Per la classificazione e datazione delle serie agatoclee vd. anche BUDA 1969-70, 193-231; HOLLOWAY 1979; CONSOLO LANGHER 1990, 32-38; IERARDI 1995-96, 23-33; BÉREND 1998, 37-38; ARMAGRANDE 2000b, 210-211; CARROCCIO 2004, 267-271; LEHMLER 2005, 60-83. Sulle riduzioni ponderali dei pegasi agatoclei CANTILENA 1989. 8 A favore dell’interpretazione della triskelès come simbolo del potere di Agatocle si erano già espressi HILL 1903, 154 e SELTMAN 1912, 2, e in seguito BURNETT 1978, 119-120 e BÉREND 1998, 38. Più di recente in questo simbolo solare, tradizionalmente correlato con la Sicilia, WILSON 2003, 721, 727-728, ha visto l’espressione delle ambizioni agatoclee di un governo pan-siciliano e BORBA FLORENZANO 2007, 153, lo ritiene manifestazione di a regional identity as opposed to a local identity or polis identity, rilevando che, soltanto a partire dal re- 279 La successiva, rara emissione di stateri d’oro (gr. 8,50 ca.) con testa di Alessandro in scalpo di elefante e al R. la dea Athena rappresentata nello slancio del combattimento, con scudo e lancia levati9, riproduce l’iconografia inaugurata da Tolomeo I Soter sui tetradrammi in argento emessi per divinizzare Alessandro e legittimare il proprio ruolo di successore10 (tav. I figg. 3-4). Agatocle interpreta nella nuova luce di Athena Nike, cioè di un’Athena provvista di ali11, l’Athena Alkidemos12 (‘protettrice del popolo’) dall’abito arcaicizzante inaugurata dal sovrano egiziano13. Mutua, inoltre, da Tolomeo l’esempio di una progressiva approssimazione al potere regale14, sostituendo sulla moneta a quello dei Siracusani il proprio nome, espresso inizialmente nella forma aggettivale AGAQOKLEIOS (statere o aureo “Agatocleo”) e poi in quella di sostantivo al genitivo AGAQOKLEOS (statere o aureo “di Agatocle”)15. L’emissione, che riflette il consolidamento del rapporto tra la Sicilia e l’Egitto16, traeva origine – com’è noto – dalla scelta politica, gno di Agatocle, la triskeles started its course as the badge of Sicily; cf. LEHMLER 2005, 63. Sulla diffusione della triskelès nell’arte greca vd. oltre WILSON 2003, BRUNEAU 1987. 9 CONSOLO LANGHER 1990, 36 (310-304 a.C.); BÉREND 1998, 36, 38 e pl. 9, 2 (306/5 a.C.); IERARDI 1995-96 (305 a.C.). Si conoscono solo tre esemplari conservati rispettivamente al Kunsthistorisches Museum di Vienna (gr. 8,45), al Museo di Basilea (CAHN et ALII 1988, n. 511) e un terzo pubblicato nel catalogo Bank Leu 42, 1987, 133 gr. 8.55. Vd. la riproduzione in LIMC, II.2, 722 n. 160. Secondo la proposta di JENKINS 1968, appartengono al periodo 310305 a.C. anche quattro emissioni in elettro con legenda SYRAKOSION, considerate da BÉREND 1998, 39-40, divisionali dello statere in oro. Sul rapporto di cambio fra valuta d’argento ed emissioni in elettro MOLINARI 1984. 10 Secondo ZERVOS 1967 e MØRKHOLM 1991, 64, l’emissione si daterebbe tra il 315 e il 310 a.C., per cui sarebbe cronologicamente molto prossima alla ‘copia’ realizzatane da Agatocle dopo il 310 a.C. Per la moneta seleucide vd. LORBER 2005, 45-64. 11 L’iconografia dell’Athena alata sembra nata nella Grecità orientale donde provengono diversi documenti prima che l’Attica ne adotti il modello. Nota soprattutto da documenti dell’età arcaica, per l’età ellenistica lo statere d’oro di Agatocle sembra essere l’unico documento che la rappresenti, cf. DEMARGNE 1984, 964-965, nn. 59-66 e il commento a 1019. 12 BALDWIN BRETT 1950; MITCHELL HAVELOCK 1980, 44-45, che ne evidenzia la derivazione dalla iconografia di Athena sulle anfore panatenaiche di età arcaica, ripresa da Tolomeo I con chiaro intento “arcaistico”. 13 Athena rappresentata all’attacco è presente, oltre che sulle monete di Tolomeo I e di Agatocle, su quella dei sovrani macedoni e del regno seleucide. Dalle monete seleucidi passerà a quelle dei re di Parthia e della Battriana, DEMARGNE 1984, 1040-1041. 14 Sulle emissioni dei tetradrammi in argento con testa di Alessandro divinizzato e Athena Alkidemos Tolomeo Soter aveva adottato la legenda ALEXANDREION PTOLEMAIOU (MØRKHOLM 1991, 64-65; LE RIDER - DE CALLATAŸ 2006, 131-135 e figg. 31-32), cioè “[tetradrammo] di Alessandro battuto da Tolomeo”, espressione della progressiva sostituzione della propria autorità a quella del sovrano macedone. Cf. CACCAMO CALTABIANO - RADICI COLACE 1992, 112-113. 15 Per la priorità della forma aggettivale vd. ARMAGRANDE 2000a, 225-226, 228 e ARMAGRANDE 2000b, 214-217, accettata da LEHMLER 2005, 74; contra IERARDI 1995/96, 16-20. ARMAGRANDE riconosce nella forma al genitivo del nome di Agatocle “un crescendo di potere e di autorità”, e in particolare la tendenza del sovrano a mettersi sullo stesso piano della divinità “rivendicando a sé l’assoluto diritto dell’autorità emittente e probabilmente anche di autorità religiosa”. 16 Cf. CONSOLO LANGHER 1995; CONSOLO LANGHER 2000, 175-195; LEHMLER 2005, 71 ss. 280 perseguita da Agatocle d’intesa con Tolomeo I sovrano dell’Egitto ma anche della Cirenaica, di portar guerra a Cartagine sul suolo africano17. La terza emissione di aurei18 è quella che reca il titolo regale e registra rispetto alla seconda un decremento ponderale (gr. 5.80 ca.), anche se il suo potere di acquisto è considerato pari a un doppio decadrammo d’argento sulla base dell’accresciuto rapporto di cambio fra oro e argento19: al diritto la testa di Athena in elmo corinzio20 imita l’Athena degli aurei di Alessandro21, ma sostituisce al serpente che ne decorava l’elmo l’immagine di un grifone (tav. I figg. 5-6); al rovescio il fulmine, simbolo di Zeus liberatore22, assurge al ruolo di tipo principale mentre sugli aurei del Macedone era stato impiegato soprattutto come tipo secondario o in unione con altri soggetti23. In essa l’indicazione soltanto del nome e della regalità caratterizza la “basileia” di Agatocle in senso prettamente ellenistico quale potere assoluto senza limiti di territorio, e che si estendeva su tutte le aree da lui controllate. I tre esempi, qui velocemente sintetizzati, dimostrano – secondo quanto già evidenziato da S. Consolo Langher24 – come le iconografie monetali adottate da Agatocle, attraverso un percorso sapientemente gestito fra tradizione, imitazione e innovazione, non avessero niente di accidentale o di decorativo, ma fossero il frutto di scelte consapevoli e mirate, finalizzate all’efficace comunicazione delle ideologie cui questo geniale stratega, di volta in volta, si andava ispirando in un crescente processo di autolegittimazione e di assimilazione ai diadochi del grande sovrano macedone. CONSOLO LANGHER 2000, 175-195. SNG ANS nn. 702-705. In questo terzo periodo pare siano stati emessi anche due nominali inferiori, ponderalmente corrispondenti alla metà e al quarto dello statere. Il primo, privo di legenda, presenta i medesimi tipi della testa laureata e della biga al galoppo dell’emissione più antica; il secondo presenta al D/ la testina femminile del tipo di Euainetos già presente sui tetradrammi in argento del primo periodo e sul R/ un toro. Cf. BÉREND 1998, 38-39. 19 Cf. GARRAFFO 1995, 456-460 e BÉREND 1998. Vd. anche CANTILENA 1989, 9-20. 20 Analogo tipo, con elmo corinzio privo di sottostante kyné, caratterizza i pegasi anonimi emessi da Agatocle per soddisfare soprattutto esigenze di pagamenti in Magna Grecia, vd. CASTRIZIO 1995. 21 Vd. WILLIAMS - BURNETT 1998. 22 HOLLOWAY 1962. 23 Il fulmine compare come simbolo secondario sia sugli stateri aurei (SNG Saroglos, n. 108) che sui didrammi in argento del sovrano macedone (ibid. nn. 93-98); sui quarti di statere in oro è tipo principale insieme all’arco e alla clava (ibid. nn. 179-181); da solo è presente al R/ degli oboli in argento con al D/ la testa di Eracle. Nella zecca di Siracusa il fulmine era già comparso al R. dei bronzi con Zeus Eleutherios (SNG ANS, nn. 470-489) emessi probabilmente prima dell’arrivo di Timoleonte nell’età di Dione. 24 Cf. CONSOLO LANGHER 1990; CONSOLO LANGHER 1996, 151-194 passim; CONSOLO LANGHER 2000, 181-183, 246 ss., 311-314. Secondo la studiosa (CONSOLO LANGHER 1997, 237) l’influenza della tipologia monetale agatoclea si presenta diffusa in tutta la Magna Grecia fino alla Campania, con particolare intensità a Velia, Metaponto, Terina ed Hipponion ma si coglie anche in tutto il Tirreno fino in Spagna, e nell’alto Adriatico, indicandone la vastità dell’espansione economica e mercantile. 17 18 281 2. Il tetradrammo “agatocleo” e i tipi di Kora e Nike Parallele alle prime due emissioni in oro sono due importanti serie in argento, la prima delle quali battuta a nome “dei Siracusani”, la seconda a nome “di Agatocle”, fulcro entrambe delle possibilità finanziarie di Agatocle e strumento di pagamento e di armamento dei suoi mercenari. I primi tetradrammi riproducono i tipi della divinità femminile coronata di canne e della quadriga al galoppo25 (tav. I fig.7), secondo il modello dei decadrammi firmati da Euainetos26 (tav. I fig. 8) che, insieme a quelli dell’incisore Kimon, avevano celebrato la vittoria riportata dai Siracusani e dai loro alleati sugli Ateniesi, in occasione della disastrosa spedizione in Sicilia del 415-413 a.C.27. Attraverso queste immagini Agatocle innestava la propria esperienza politica nel passato glorioso di Siracusa e nell’ambito di una vittoria ottenuta dai Siciliani contro il nemico invasore. I secondi tetradrammi28 sono coevi agli anni della spedizione in Africa e dei successivi interventi di conquista di Agatocle nella Sicilia occidentale29 (tav. I figg. 9-10). Come sugli aurei del II Periodo anche le monete in argento recano ora il nome di Agatocle, nella doppia versione della forma aggettivale AGAQOKLEIOS30 (nomos/stater “agatocleo”) o del genitivo AGAQOKLEOS (nomos/stater “di Agatocle”). Al diritto il nuovo tipo di Kora, la ‘Vergine’, prende il posto della divinità con la testa cinta da una corona di canne dei tetradrammi del I Periodo. In uno schema molto simile a quello di Agatocle, la dea, con lunghe chiome inanellate e corona di spighe, era apparsa fugacemente un secolo prima su un’emissione siracusana di tetradrammi in argento31 (tav. II fig. 11), emessi nei medesimi anni dei già ricordati decadrammi della vittoria. Agatocle sottolinea l’intenzionalità della scelta aggiungendo alla rappresentazione della giovane testa il nome KORA. Per quanto il culto e il sacerdozio di Demetra e Kora avessero già al tempo delle prime tirannidi costituito uno straordinario strumento di autolegittimazione del potere politico32, la prima significativa presenza della dea che presiede al periodico rigeneSNG Copenhagen, nn. 753-754; SNG ANS, nn. 632-643. SNG Copenhagen, nn. 689-694; SNG ANS, nn. 361-375; SCAVINO 2008. Per una cronologia di età dionigiana vd. CACCAMO CALTABIANO 1987 e 2002; SCAVINO 2008. 28 SNG Copenhagen, nn. 764-766, SNG ANS, nn. 664-681; IERARDI 1995-96; ARMAGRANDE 2000b. 29 CONSOLO LANGHER 2000,175-195. 30 GARRAFFO 1995, 454 -455, ha evidenziato che con l’uso dell’aggettivo Agatocle mette in atto un processo di eponimia monetale di antica tradizione basilica (vd., supra, 1 e nota 3). 31 FRANKE - HIRMER 1964, 52, tav. 39 n. 114 (Persephone). Vd. CACCAMO CALTABIANO 2008a, 124-125 e SFAMENI GASPARRO 2008, 32. 32 Vd. BORBA FLORENZANO 2005, 1-12; CHIRASSI COLOMBO 2008, 20-21; SFAMENI GASPARRO 2008, 28-29 con ampia bibliografia alle note 3 e 6 di 29. Le studiose concordano sull’uso politico del culto delle due dee, culto di origine greca secondo la SFAMENI GASPARRO, ma con specificità locali influenzate dai regimi e dagli eventi storici che interessarono l’isola. 25 26 27 282 rarsi della natura, si registra in Sicilia soltanto a partire da Agatocle33: il modello sarà ripreso senza interruzione e senza alcuna sostanziale variazione da Iceta (tav. II fig. 12), Pirro (tav. II fig. 13), e Ierone II (tav. II fig. 14); dai primi due su emissioni in argento, dal basileus di Siracusa al diritto di tutte le sue emissioni in oro34. Alla testa di Kora è associata sul rovescio un’immagine di Nike stante accanto a un trofeo, con nella mano destra un martello e nella sinistra il chiodo con cui si accinge a inchiodarlo35. Rappresentata frontalmente, con le grandi ali entrambe visibili, il suo busto è completamente nudo, e l’himation ne ricopre solo le gambe, visibili attraverso la trasparenza del tessuto, con un’accentuata ponderazione della gamba destra flessa e leggermente spinta in avanti. Sia la visione frontale che il corpo seminudo rappresentano due importanti novità rispetto, ad esempio, alle Nikai della balaustra del tempietto ateniese di Athena. Anche se alcune di esse appaiono impegnate ad inchiodare o innalzare il trofeo o a completarlo con l’aggiunta dell’elmo, i loro corpi rappresentati di profilo appaiono interamente coperti da un leggero chitone. Dalla critica moderna la Nike di Agatocle è stata posta concettualmente in relazione con quella degli aurei di Alessandro36; significative differenze distinguono però le due iconografie. La Nike di Alessandro37 si presentava abbigliata, con nella destra una corona e sul braccio sinistro una probabile stylìs, l’antenna portabandiera che stava a poppa delle navi (tav. II fig. 6). La Nike di Agatocle, avvenente e sontuosa nella pressoché totale nudità delle membra, è rappresentata col martello in mano nel momento in cui si accinge ad inchiodare il trofeo (tav. II figg. 9-10). L’iconografia è talmente nuova da avere indotto C. Isler Kerenyi38 a parlare di una “Nike di Agatocle”, che non sarebbe stata tuttavia mai intieramente riprodotta dai suoi successori39. 33 BORBA FLORENZANO 2005, 20-21; CACCAMO CALTABIANO 2008a. Si veda anche la rappresentazione di Demetra e Kore in età agatoclea sulle monete di Metaponto, CACCAMO CALTABIANO 2000. 34 SNG ANS, nn. 754-775 (Iceta, e non IV Democrazia accettata anche da BORBA FLORENZANO 2005, 20-22); nn. 828-833, 836-841 (Pirro); nn. 862-867 (Ierone II). Unica differenza – rispetto al modello adottato dai suoi predecessori – è l’assenza sugli aurei di Ierone II delle ciocche di capelli visibile sulla parte interna del collo. 35 Il tipo è stato messo più o meno ipoteticamente in relazione con una vittoria militare di Agatocle in Africa vd. STEWART 1993, 269; CONSOLO LANGHER 1990, 37 e CONSOLO LANGHER 2000, 181-182. 36 Vd. CONSOLO LANGHER 1990, 37. 37 Presente su stateri e distateri in oro vd. MØRKHOLM 1991, 42-44; ARNOLD BIUCCHI 2006, 53. 38 ISLER KERENYI 1971. Su Nike vd. anche ISLER KERENYI 1969 e MOUSTAKA - GOULAKI VOUTIRA - GROTE 1992. 39 In età ellenistica, dopo l’esperienza di Alessandro, il tipo monetale di Nike appare molto diffuso e rappresentato secondo schemi e posture diverse, vd. GROTE 1992, 881 n. 380, 882 nn. 385-387, 884 nn. 424-429, 889 nn. 569-579, 890-892 nn. 594-615, 621-634. 283 3. Tra dinamismo e staticità: la semantica di Nike nuda e abbigliata Dopo Agatocle, sia Iceta, che Pirro, che Ierone II e perfino il koinon dei Sicelioti40 adotteranno un tipo di Nike che di quella di Agatocle sembra aver recepito – e non in tutti i casi – soltanto il corpo seminudo, distinguendolo da una versione abbigliata della stessa dea. Seminuda è la Nike che guida la biga al galoppo degli aurei di Iceta41 (tav. II fig. 15), ma appare abbigliata sulla quadriga al galoppo dei tetradrammi d’argento emessi dallo stesso statista a nome dei Siracusani42. Coperta di una leggera veste svolazzante è la Nike degli aurei di Pirro, che incede quasi volando recando nella destra la corona e sul braccio sinistro un trofeo43. Tutte le emissioni in argento del basileus Ierone II, della basilissa Filistide (tav. II figg. 16-17), e del correggente Gelone (tav. II fig. 18), distinguono una Nike seminuda alla guida della quadriga o della biga al galoppo, da una Nike abbigliata auriga degli stessi veicoli rappresentati con cavalli nella maestosità del passo di parata44. Analogamente, sulla quarta serie cosiddetta romano-campana, degli anni della prima guerra punica, una Vittoria stante che lega alla palma una corona lemniscata è caratterizzata da un panneggio che ne lascia completamente scoperto il corpo, passando sulla coscia destra e ricadendo fra le gambe45 (tav. II fig. 19). Interamente abbigliata, e solo in apparenza ispirata al modello agatocleo46, appare invece la figura alata nell’atto di incoronare un trofeo presente sulla moneta romana che proprio dal tipo della Vittoria prende il nome di “vittoriaSJÖKVIST 1959 attribuisce le emissioni alla zecca di Morgantina (214-212 a.C.); BUR1995, 392, 396, preferisce Siracusa; CARROCCIO 2004, 62-63, 131, 273-274 rilevando lo standard trihemionciale dei bronzi li data dopo la caduta di Siracusa nel 212 a.C. in funzione antiromana (analoga cronologia in MANGANARO 1981/82, 39, 48-50 con zecca ad Akrai). Sulle “dracme” la Nike alla guida della biga al galoppo appare col busto nudo, è abbigliata sulla quadriga al galoppo dei “didrammi”. In questo caso l’assenza o la presenza dell’abbigliamento sembra correlata all’importanza “gerarchica” della quadriga rispetto alla biga, nonché alla presenza di Demeter, la madre, al D/ del didrammo, e di Kore/Persephone, la figlia, sul nominale inferiore, la dracma. 41 SNG ANS, nn. 776-781; BUTTREY 1973. 42 SNG ANS, n. 754. 43 SNG ANS, nn. 826-827; FRANKE - HIRMER 1964, p. 105 tav. 151 nn. 475-476; BORBA FLORENZANO 1992. 44 CACCAMO CALTABIANO - CARROCCIO - OTERI 1997, nn. 1-14 (Ierone II), nn. 15-219 (Filistide), nn. 239-284 (Gelone). In ossequio a un criterio gerarchico (vd. CACCAMO CALTABIANO 2005a, 537) ai ritratti del re e della regina si associa la quadriga, al figlio Gelone soltanto la biga; a nome di Filistide vennero coniate anche dracme ‘pesanti’ con sul R/ la biga al passo o al galoppo (ibid. nn. 220-238) con analoghe caratteristiche iconiche di Nike seminuda o abbigliata. 45 CRAWFORD 1974, n. 22. Troviamo il medesimo modello in una statuetta fittile proveniente da Taranto, il cui autore potrebbe essersi ispirato alla moneta romana (tav. II n. 23). ORLANDINI 1983, n. 598, la data nel II sec. a.C. suggerendone l’identificazione con Nike o Psiche. Vd. anche GROTE 1992, 891 n. 620. 46 In realtà il modello più probabile è quello della Nike che incorona il trofeo, introdotto da Seleuco I e ripreso anche su alcune emissioni dell’Italia meridionale (GROTE 1992, 890891 nn. 594-615; 891-892, nn. 621-630, 632). NETT 40 284 to”47 (tav. II fig. 20). Il fatto che tale nome sia rimasto legato alla seconda e più recente iconografia farebbe pensare che la Vittoria abbigliata rappresenti non un semplice augurio o un auspicio di successi militari, quanto piuttosto la celebrazione di un obiettivo già conseguito e consolidato, e quindi il “ricordo” di un evento vittorioso reso evidente dall’atto stesso dell’incoronazione, un gesto che sancisce l’erezione del trofeo come conseguenza della vittoria conquistata. Analogo significato di vittoria già conseguita ci sembra si addica anche alle immagini della Nike abbigliata, auriga di quadrighe o di bighe rappresentate nell’atteggiamento maestoso del veicolo stante o al passo di parata, tipico del trionfo militare. Lo dimostrano non soltanto le monete di Siracusa che abbiamo già ricordato, ma anche gli stateri d’oro di Cirene che anticipano il codice di comunicazione della città siciliana allorché, nei decenni iniziali del governo tolemaico, rappresentano la quadriga al passo guidata da una Nike abbigliata di un lungo chitone, abbinata sul rovescio con Zeus Hammon stante con patera in mano48 (tav. II fig. 22, vd. anche fig. 21 con Nike stante frontalmente). Per converso la Nike seminuda, sia che inchiodi un trofeo che sta per essere completato dall’atto che ella compie, sia che guidi una biga o una quadriga nel dinamico movimento della corsa, appare annuncio di vittorie in itinere o che saranno presto raggiunte, ovvero auspicio di vittorie cui sono destinati ad aggiungersi ulteriori successi. 4. L’identità della figura alata: Grande Dea e Personificazione di Città Se in campo monetale l’avvenente Nike di Agatocle non sembra aver trovato ulteriori adozioni, un rilievo marmoreo, dalla superficie estremamente impoverita, rinvenuto a Cirene presso la Fonte di Apollo, mostra una figura femminile presso un trofeo di forme assai semplici: un piccolo drappo intor47 CRAWFORD 1974, n. 44/1, 53/1, 57/1, 58/1, 67/1, 70/1, 71/1, 72/1, 83/1, 89/1, 90/2 (ma sul rarissimo doppio vittoriato n. 90/1 la Vittoria seminuda incorona il trofeo), 91/1-97/1, etc. La Vittoria è rappresentata seminuda alla guida della biga in corsa al R/ dei denari bigati, emessi a partire dalla metà del II sec. a.C. ca. (ibid. nn. 197/1, 199/1, 200/1, 202/1- 208/1, 225/1, 226/1, 228/1-2, 245/1, 289/1, etc.) ma anche alla guida della quadriga al galoppo sui denari coevi (ibid., nn. 246/1, 249/1, 253/1, 274/1, 275/1, 283/1, 284/1). A tale criterio rappresentativo non fa eccezione la Vittoria abbigliata che guida la quadriga al galoppo dei denari di M. Tullius (ibid. n. 280/1) perché la postura eretta, le redini nella destra e la lunga palma nella sinistra sono segno di una vittoria già conseguita. Abbigliata e con palma in mano è la Vittoria alla guida della triga al passo sul denario n. 299/1, della biga in arresto sul denario n. 328/1, e quella che attacca l’elmo al trofeo (ibid. n. 296/2, asse del 112/111 a.C.) o lo incorona sui quinari /vittoriati degli inizi del I sec. a.C. (ibid. nn. 326/2, 331/1-333/1). La Vittoria, abbigliata e seduta, con patera nella destra, al R. di un denario con testa di Roma al D/ (ibid. n. 343, 1), è significativamente indicata dalla legenda come VICTRIX, cioè “vittoriosa” in quanto detentrice di vittorie già conseguite. 48 FRANKE - HIRMER 1964, 162, tav. 215 nn. 790; SNG Cop. nn. 1209-1210; NAVILLE 1951, 44-47 nn. 86-104 (322-313 a.C.); 56-57 nn. 130-134 (didrammi d’argento, 312-310 a.C.). Cronologicamente precedente (331-322 a.C.) è il tipo della quadriga stante frontalmente avente quale auriga una Nike abbigliata con chitone (stateri d’oro, NAVILLE 1951, 23-24 nn. 22-249). 285 no a un tronco, due schinieri e uno scudo49 (tav. II fig. 24). Anche se mutile le braccia sono atteggiate come quelle di Nike sui tetradrammi di Agatocle, l’himation ne riveste soltanto le gambe, si annoda sul davanti e ricade in pieghe leggere e morbide allargandosi verso il basso50. Per quanto la figura appaia priva di ali “la funzione di adornare trofei”, caratteristica di Nike, ha indotto a suo tempo Enrico Paribeni51 ad adottare la denominazione di Nike52. Secondo lo studioso il panneggio sospeso in un instabile equilibrio sul grembo sembra suggerire la pressione del vento e il movimento del volo, mentre il mantello annodato sul grembo ricorda l’Aphrodite di Rodi. Ora, se è possibile – come sosteneva il Paribeni – che esista una Nike senz’ali, occorre chiedersi, indotti dalla sua stessa suggestione che vedeva nel rilievo di Cirene il ricordo della dea Aphrodite, se la figura rappresentata da Agatocle sia semplicemente una Nike oppure se sotto le sue spoglie si celi una divinità più complessa. A questo proposito giova ricordare che, così come esistono Nikai aptere53, cioè prive di ali, esistono anche divinità principali come Athena, Artemide ma anche Aphrodite che sia nella denominazione che nell’iconografia appaiono provviste di ali, rimandando di conseguenza all’iconografia di Nike54. Si è già visto come Agatocle sulla seconda emissione in oro avesse rappresentata con ali la dea Athena55, apparentemente in linea con la tradizione che sull’acropoli di Atene aveva dedicato ad Athena Nike il famoso tempietto. Il legame con Atene potrebbe essere suggerito dal simbolo della civetta presente a destra della divinità, laddove sui tetradrammi di Tolomeo – che avevano fornito ad Agatocle il modello della dea promachos – nel medesimo spazio compariva un’aquila su fulmine. Ma in considerazione del fatto che la civetta è attributo privilegiato di Athena, la presenza di tale soggetto sulla monetazione di Agatocle potrebbe anche escludere un legame con la città attica ed esaltare piuttosto il principale attributo della dea. Più interessanti esempi della complessa natura di Nike provengono, in realtà, dalla stessa Italia Meridionale. A Metaponto una bella emissione in GROTE 1992, 891 n. 620. Abbigliata di chitone è invece la Nike del monumento navale posto innanzi all’agorà di Cirene, datato alla metà circa del III sec. a.C.: GROTE 1992, 881 n. 381. 51 PARIBENI 1959, 41 n. 62. 52 L’identificazione è accolta da GROTE 1992, 881 n. 620. 53 GROTE 1992, 902. La studiosa (ibid. 881 nn. 370-376) ritiene che ci siano rappresentazioni di Nike priva di ali anche su vasi. 54 Per Athena DEMARGNE 1984, 964-965 nn. 59-66, 1019. Per Artemide KAHIL 1984, 626628, 739-740; la dea, rappresentata quale Potnia Theron, regge in mano animali sia terrestri che dell’aria, in quanto divinità che domina la natura; qualificata nella letteratura scientifica sia come Artemide persiana che asiatica, proviene da un’influenza orientale ed è assai diffusa nel dominio siriaco. Per Aphrodite si veda l’etrusca Turan (BLOCH 1984, 169 e nn. 7. 28. 41, il cui nome si confronterebbe con il greco tyrannos, termine preellenico, che la indicherebbe come “la sovrana” per eccellenza, ovvero con il participio del verbo tur per cui la dea sarebbe la grande “dispensatrice”) e, infra, 290 l’Aphrodite dei Koushani. 55 Vd. supra, 279 e nota 9. 49 50 286 oro, datata anch’essa al tempo di Agatocle, intorno al 300 a.C., con sul rovescio il simbolo della spiga, abbina l’appellativo di NIKA a una testa femminile di tre quarti identificata solitamente come Persephone56 (tav. II fig. 26). Un secolo e mezzo prima la città di Terina aveva chiamato NIKA la sua divinità poliadica, cioè la personificazione della Città, rappresentata inizialmente stante e priva di ali (tav. II fig. 25), e subito dopo dotata di tale attributo57. Presso la grecità d’occidente l’appellativo di Nike e l’attributo delle ali si addicevano dunque non soltanto a grandi dee che presiedevano alla fecondità e alla fertilità della terra, come sicuramente sarà stata la dea di Metaponto abbinata sul rovescio al simbolo della spiga, ma anche a divinità eponime e protettrici di città come era Terina. Nella sua iconografia – come dimostrano i tipi monetali – coesistevano immagini alate e prive di ali, immagini che la ritraevano seminuda e in atteggiamento profetico – come sottolinea l’attributo del caduceo che tiene spesso in mano58 –, oppure completamente abbigliate e quasi sacralizzate quale appare Terina nel mistico atteggiamento dell’orante59. In maniera non dissimile anche in Sicilia, nel corso del V sec. a.C., erano state rappresentate con le ali alcune versioni delle personificazioni delle città di Catane60, Himera61 e Camarina62. Himera, nel conio più antico, appare in atteggiamento seducente con l’ampio mantello dispiegato dietro le spalle63. Il suo nome si confronta con quello di Himeros, che insieme ad Heros è attributo peculiare di Aphrodite. Himeros esprime la passione amorosa infusa dalla dea, quel sentimento insopprimibile che spinge uomini e animali all’unione sessuale da cui trae origine la nuova vita. Anche Camarina, nutrice del suo popolo (laotrophos come la definisce Pindaro64), è rappresentata in volo su un cigno, col corpo seminudo o rivestito di un lungo chitone con maniche (tav. III figg. 27-28). Le immagini monetali ne esaltano il doppio status di ver56 FRANKE - HIRMER 1964, 73 tav. 84 n. 243 (334-330 a.C.). Vd. anche JOHNSTON 1984, 85 nn. 488-490, con testa femminile di profilo con capelli raccolti e cinti da un diadema ornato di foglie, alla base del collo la legenda NIKA. Analogo fenomeno è testimoniato più tardi dalle monete dei Brettii e dei Lucani che rappresentano una testa di Nike senza ali accompagnandola con la legenda identificativa (GROTE 1992, 895 nn. 727-729). 57 HOLLOWAY - JENKINS n. 1; FRANKE - HIRMER 1964, 72 tav. 84 n. 243; SALAMONE 2005. 58 Vd., ex.gr., HOLLOWAY - JENKINS 1983 nn. 30, 35-36, 48-49, 51, 56, 69, 71, 89, 107 con schemi iconici diversi, caratterizzanti anche nominali di diverso potere d’acquisto. 59 HOLLOWAY - JENKINS 1983, n. 4. 60 FRANKE - HIRMER 1964, tav. 10 n. 29; MANGANARO 1996, 307. 61 RIZZO 1945, tav. XXI nn. 18-20 (hemidracma in AR) n. 24 (hemilitron AE); SNG Copenhagen, n. 318 (AE); SNG München, n. 352 (AR) nn. 365-367 (AE); SNG ANS, nn. 170171 (AR) nn. 181-185 (AE). 62 WESTERMARK - JENKINS 1980, 24-38 nn. 10-129 (litre, 461-440/435 a.C.); nn. 167-168 (dracme) e n. 169 (hemidracma) nn. 173-175 (litre), nominali in argento, datati tra il 410 e il 405 a.C., con Camarina alata e in volo, caratterizzata da diversi attributi. Vd. per la cronologia e l’interpretazione dei tipi CACCAMO CALTABIANO 2008b. 63 FRANKE - HIRMER 1964, 45 tav. 21 n. 67. Vd. CACCAMO CALTABIANO 2005a, e CACCAMO CALTABIANO c.d.s.. 64 Pind. Pyth. 5, 4. 287 gine/sposa e di madre65, due aspetti che – anche a livello iconografico, attraverso la versione nuda o abbigliata della dea –, coesistono nella figura di Aphrodite, anch’essa rappresentata spesso su cigno come Camarina, immagine epifanica di luce che scende dal cielo66 (tav. III fig. 29). Le personificazioni delle Città, sia con ali che senza, sono state definite in genere Ninfe eponime67: la loro massima concentrazione si registra sulle monete di Magna Grecia, soprattutto della sua parte tirrenica (Kyme, Hyele, Terina), e di Sicilia, sia orientale che occidentale (Himera, Segesta, Katane, Kamarina, Messana, Siracusa con Syra68): la loro identità è resa certa dalla presenza delle iscrizioni che ne indicano il nome69. Già in passato storici della Sicilia quali Emanuele Ciaceri, Biagio Pace, Eugenio Manni avevano espresso l’opinione che le personificazioni delle Città di età arcaica sarebbero state emanazioni della figura orientale di Aphrodite/Astarte, e in tempi recenti questa opinione è stata sostenuta da diversi studiosi sia in relazione alla Fortuna italica che all’Aphrodite di Erice, di cui è stata evidenziata la derivazione dalla figura orientale di Išhtar/Astarte70. Dea della fertilità che governava i ritmi della natura e la fecondità umana, e presiedeva ai più importanti momenti di passaggio, Išhtar/Astarte era patrona e signora del territorio che lei stessa – quale divinità in armi – era in grado di difendere. La dea appariva legata all’assunzione e alla legittimazione del potere politico del governante, secondo un modello di trasmissione hierogamica della regalità71: la dea si univa in sacre nozze con colui che a suo piacere sceglieva per regnare. È proprio quest’ultima connotazione di Nymphe nel significato originario di “Sposa”72, che risulta evidente dalle iconografie adottate sulla maggior parte delle monete dalle dee poliadiche che appaiono spesso seminude, seducenti e riccamente ornate. Anche quando ne venga rappresentata la sola testa, lo status di Sposa trova riscontro nell’eleganza, nella varietà e nella ricercatezza delle acconciature, nella costante presenza di gioielli, soprattutto collana di perle (simbolo di perfezione) e orecchini, ornamenti tutti che sembrano venir meno quando la donna viene esaltata non più nella sua funzione di Sposa ma in quella più severa e casta di Madre: è questo il caso della campana Kyme73, il CACCAMO CALTABIANO 2008b. DELIVORRIAS 1984, 96-98 nn. 903-946. Vd. in questi stessi Atti la relazione di SALAMONE 2008. Cf. CACCAMO CALTABIANO 2002 e EAD. c.d.s.. Vd. CACCAMO CALTABIANO 2005, 2008b. Secondo CHAMPEAUX 1982 e 1987, 131 le più celebri Fortune del mondo italico sono assimilabili alla figura della grande Dea Madre Mediterranea, con peculiari caratterizzazioni locali; le personificazioni delle Città di età ellenistica trovano i loro precedenti in Sicilia e in Magna Grecia. 71 Nel quadro delle influenze vicino-orientali e dei rapporti fra Astarte e Aphrodite vd. MARINATOS 2000; PIRENNE DELFORGE 2001; BONNET - PIRENNE DELFORGE 2004. 72 Per la forte componente sessuale che connota nelle fonti letterarie l’idea di Nymphe vd. ANDÓ 1996; sulle Ninfe e la loro correlazione con il potere politico a partire dalle prime tirannidi vd. LARSON 2001, 126-131. 73 CACCAMO CALTABIANO 1979, 24-26. Anche Camarina è rappresentata sia col busto se65 66 67 68 69 70 288 cui nome indica emblematicamente la donna incinta, la Madre gravida che porta nel grembo la sua creatura. L’avvenenza, la grazia e la capacità seduttiva che connotano alcune figure di personificazioni di Città si riscontra anche nelle immagini solitamente lette come semplici Nikai. Gli esempi provengono per la maggior parte dalle regioni situate ad oriente del Mediterraneo. A Mallos, in Cilicia, abbinata al diritto al tipo di Athena, una figura femminile avvenente, accovacciata e col busto nudo è colta nell’atto di scrivere il nome NIKH74 (tav. III fig. 30); ad Heraclea Pontica un personaggio del tutto identico a quello di Mallos al posto di Nike scrive Herakleia (tav. III fig. 31), cioè lo stesso nome della città75. Analoga alle prime due nell’iconografia e nello schema, l’avvenente figura accovacciata al diritto di alcuni elettri di Cizico tiene in mano l’aphlaston di una nave76 (tav. III fig. 32), un attributo correlato spesso con le Tychai delle Città. Al rovescio di alcuni elettri di Mitilene, Nike appare un soggetto pari per dignità allo stesso Zeus, presente al diritto della moneta: la dea, ritratta solo nel busto, con postura frontale e capo di profilo, appare ingioiellata, cinta di corona d’alloro, con piccoli seni sporgenti e lunghe ali appuntite; i due astri che le si affiancano la rendono confrontabile con le grandi Madri orientali al cui servizio stavano i Dioscuri qui simboleggiati dalle loro stelle77. 5. La Nike seminuda di Agatocle e l’Aphrodite alata dell’Oriente Il tipo monetale agatocleo è stato riconosciuto modello ispiratore78 della Nike dei tetradrammi di Seleuco I Nicatore79 (tav. III figg. 33 e 38). Nei primi anni del suo governo il diadoco aveva continuato a battere gli aurei a nome e con i tipi di Alessandro80, cioè con testa di Athena e sul R/ la Nike abbigliata, stante frontalmente con sulla spalla l’albero della nave e nella mano destra una corona. Dopo l’assunzione del titolo regale, Seleuco conia tetradrammi d’argento a proprio nome e modifica l’iconografia di Nike. Nonostante la forte analogia dello schema della figura alata stante accanto minudo che coperta da lungo chitone nella sua qualità di madre di un giovanissimo Hipparis, CACCAMO CALTABIANO 2008b. In relazione all’adozione a Roma dei culti dell’Aphrodite di Erice e di Cibele anche STEHLE 1989, pensava alla definizione di un modello ideologico di donna sposa e madre, funzionante anche quale metafora della Città di Roma nelle sue relazioni sociali. Ma si veda PELLISTRANDI 1989 per la femminilità della città di Gerusalemme quale sposa in un rapporto materno con i suoi cittadini. 74 BABELON 1910, coll. 881-882, n. 1411, tav. 138, 10 (380/370 a.C.). 75 FRANKE - HIRMER 1964, 148 tav. 201 n. 735 (380 a.C.). 76 BABELON 1910, coll. 1423-1424, n. 2669-2670, tav. 124, 39-40. L’emissione è stata posta in relazione con la sconfitta della flotta persiana a Cnido nel 394 a.C. 77 BODENSTEDT 1981, 301 n. 101 (340/330 a.C.); SNG von Aulock, n. 7741. 78 CONSOLO LANGHER 1990, 37. 79 LE RIDER - DE CALLATAŸ 2006, 111 ill. n. 4; HOUGHTON - LORBER 2002, 71 nn. 173176; nn. 195-199 (con iscrizione aramaica). 80 LE RIDER - DE CALLATAŸ 2006, 43-44 e fig. n. 1. Tav. III fig. 37. 289 ad un trofeo, la Nike di Agatocle e quella di Seleuco si differenziano sia nell’abbigliamento che nelle azioni che compiono: quella siracusana tiene in mano il martello per inchiodare il trofeo, quella di Seleuco incorona un trofeo già completo. Al busto completamente nudo della Nike di Agatocle, che ha coniato i tetradrammi quando ancora non era re, si contrappone la Nike vestita di lungo chitone di Seleuco, che si proclama basileus sulla medesima moneta. La diversità dell’abbigliamento sembra ancora una volta dipendere dallo status dell’emittente della moneta, in relazione al quale viene indicata una diversa funzione di Nike. Quella di Agatocle è una Nymphe, una Sposa, secondo la tradizione dell’Aphrodite fenicio-cipriota, propiziatrice e legittimatrice del potere politico di un governante che non possiede ancora la basileia. Sposa e Madre di figli, che in qualità di cittadini fanno già parte del Regno, è invece la Nike di Seleuco; anche se ritratta in posa seducente, essa appare interamente abbigliata nell’atto di incoronare il trofeo, un gesto che sancisce la vittoria militare già conseguita, che a sua volta è stata origine e fonte di legittimazione dello status regale del diadoco di Alessandro81. Nei medesimi anni in cui Agatocle affrontava la spedizione militare in Africa contro Cartagine e diveniva signore di numerose città libio-fenice e di popoli collocati anche ad occidente di Cartagine82, Seleuco si accingeva all’importante opera di colonizzazione della parte più orientale del regno di Alessandro. Con la conquista dell’impero achemenide e la spedizione del sovrano macedone verso l’India, gli ampi territori dell’Iran e del nord-ovest del subcontinente indiano avevano subito l’impatto diretto della civiltà ellenistica. Allorché queste regioni orientali divennero dominio dei Seleucidi si compì un vero e proprio processo di colonizzazione: le ampie regioni ereditate da Alessandro vennero governate da Greci e Macedoni che si stabilirono in città fondate appositamente, “colonie” che vivevano secondo le norme della civiltà ellenistica83. Da uno di questi centri fortificati, Tylliá Tepé (la Collina dell’oro), un sito archeologico dell’Afghanistan settentrionale, scavato nel 1978 da una missione Afghana e Sovietica diretta da Victor Saria81 Vd. HOUGHTON 1980. 82 Egli possedeva, sulla costa orientale, oltre ai vari centri della penisola del Capo Bon, le città di Neapolis, Hadrumetos, Thapsos; ad ovest di queste ultime circa 200 tra villaggi e centri minori, oltre ad altri territori situati probabilmente a nord di Kairouan e a sud del Bagradas. Inoltre sulla costa settentrionale Utica e Hippou Akre (Biserta), e nei pressi di Cartagine Tunisi Bianca e Tunisi, suo quartier generale. Agatocle abbandonava l’Africa nel novembre del 307 a.C. con l’intento di occupare l’eparchia cartaginese in Sicilia ed obbligare Cartagine per lo meno a trattare. Infatti in base al trattato di pace del 306/5 a.C. Agatocle riconsegnò ai Punici il dominio della Sicilia occidentale in cambio di grano e argento con cui contava di assicurarsi l’egemonia in tutta l’area greca. Fra il 306 e il 304 furono sottomesse Leontini e poi Messana, il cui possesso rese possibile l’ampliamento del regno fino a Lipari e l’apertura della via verso la penisola italica e l’Adriatico. Vd. CONSOLO LANGHER 2000. 83 La principale fondazione seleucide fu quella di Ai Khanum, nella Battriana, e fu proprio questa regione, resasi indipendente dai Seleucidi verso la metà del III sec. a.C., a divenire centro di propagazione dell’ellenismo nell’Asia Centrale. Vd. CALLIERI 1994, 144-145. 290 nidi84, proviene lo straordinario tesoro formato da circa 20.000 ornamenti in oro rinvenuti in sei tombe principesche (cinque femminili e una maschile), datate fra il I sec. a.C. e il I sec. d.C. I corpi sono rivestiti di abiti intessuti d’oro, incrostati di turchesi, di granati e lapislazzuli, la gioielleria è sontuosa ed elegante85. Sul petto della cosiddetta regina degli Sciti, sepolta nella sesta tomba, poggiava un grande collare con al centro un pendaglio raffigurante l’Aphrodite della Battriana86 (tav. III fig. 34): la dea appare alata e seminuda come la Nike/Nymphe dei tetradrammi di Agatocle, con i fianchi cinti dall’himation secondo l’abbigliamento tipico di Aphrodite nell’età ellenistica. I piccoli seni fanno da contrappunto ai fianchi larghi adatti a generare figli: le ali sono quelli di Nike, il corpo e l’abbigliamento quelli della dea dell’amore caratteristici dell’Aphrodite dei Koushani87, di antichissima tradizione, appartenente al pantheon battriano dal II millennio a.C., i cui tratti appaiono commisti nel tempo anche alla dea iranica Anahitis (tav. III fig. 36), che come dea alata è sopravvissuta fino all’età ellenistica88. A Balkh, l’antica Battre eponima della Battriana, celebrata dagli autori antichi con gli appellativi che si è soliti riferire a una donna «Balkh la Bella, la Madre delle Città», nel 327 a.C. erano state celebrate le nozze di Alessandro e Rossane89, un matrimonio dal forte contenuto simbolico che oltre a dar vita a un figlio, legittimo successore di Alessandro, aveva segnato la riunione di tutto l’impero in un unico popolo che Alessandro intendeva fare proprio, ed amare come lo sposo ama la sua sposa. È questa della hierogamia fra il si84 SARIANIDI 1995. 85 Il tesoro era costituito da corone, collane, bracciali e cavigliere, cinture, armi e alcune monete che suggeriscono per le tombe una data non più tarda degli inizi del I sec. d.C. Una parte del tesoro è stata presentata a Parigi in una Mostra organizzata presso il Museo Guimet des Arts asiatiques dal dicembre 2006 all’aprile 2007. Per quanto di cronologia più tarda rispetto al periodo storico da noi preso in considerazione gli “ornamenti” dei defunti e gli attributi che li connotano impressionano per la grande coerenza ideologica che li contraddistingue e per il forte tradizionalismo che li fa apparire in gran parte “contemporanei” al formarsi del regno della Battriana. Un forte sincretismo culturale pervade tutti i rinvenimenti, attribuibile all’esistenza, nella medesima area dell’impero Seleucide, del regno Greco-battriano fino al 140 a.C. ca. e alla continua esistenza del regno Indo-Greco nella parte nord-ovest del subcontinente indiano fino agli inizi della nostra era. 86 SARIANIDI 1995, 134-162, in particolare 150-151. L’alta corona della defunta (una tiara?) insieme allo scettro ne indicano l’elevato stato sociale di basilissa, una carica che presso gli Sciti era tenuta spesso dalle donne, destando forte stupore negli scrittori greci. 87 Tale divinità, in particolare, è riconoscibile nella dea con erote presente sulla lamina aurea che poggiava sul petto della defunta della seconda tomba, identificata anch’essa come sovrana dei Koushani, SARIANIDI 1995, 26-44, in particolare 30 e 36; (tav. III fig. 35). 88 La dea Anaeitis dell’antico Iran,“signora del kosmo dei viventi”, nell’Anatolia ellenistica era assimilata ad Artemide, Aphrodite, Cibele ed Hera (RINGBOM 1957), ella assicurava ai re i loro successi guerrieri e insieme ad Ahura-Mazda o Mithra anche l’investitura regale (TEIXIDOR 1981, 755). 89 La regina degli Sciti, della sesta tomba di Tylliá Tepé, porta al collo una collana che regge due lamine auree decorate con la medesima scena delle nozze di Dioniso e Arianna in groppa a un leone in moto, mentre Nike in volo con palma in mano incorona Dioniso e un Sileno in basso si appresta a suonare il corno, SARIANIDI 1995, 154-157. 291 gnore e il popolo di sua recente conquista che io ritengo fosse l’idea che anche Agatocle aveva fatto propria e che intendeva propagandare attraverso i suoi tetradrammi, nel momento in cui aveva già conquistato numerosi territori in Africa e si accingeva a nuove imprese90. La hierogamia riguardava una dea che concedeva sia la Vittoria che la regalità, e che, nella più genuina tradizione delle dee poliadiche che – come attestano i documenti monetali – la Magna Grecia e la Sicilia avevano sperimentato fin dalla fine del VI sec. a.C., si identificava con lo stesso popolo governato91, percepito come una persona unica e divina, alla quale sola spettava “darsi in dono” al suo governante per legittimarne il potere. Si rinnovava per tale via l’antica e genuina tradizione orientale di Išhtar-Astarte, a sua volta ripresa dall’Aphrodite feniciocipriota anche nelle sue funzioni di dea in armi e datrice di vittoria92, sicuramente non estranea al modello di Nike proposto da Agatocle, tradotta “nell’immagine mitica che identificava la Dea regale al Regno, equiparava la sposa del Re alla Regalità o al Territorio conquistato, e istituiva l’equivalenza fra il possesso della donna e il possesso del potere”93. 6. La Kora Nike: “Sposa” del Governante e Personificazione del popolo governato. Se ora passiamo a considerare l’intero messaggio affidato da Agatocle ai suoi tetradrammi va innanzitutto rilevata la novità della presenza di Kora al diritto della moneta. Il tipo interrompeva la tradizione figurativa della testa femminile circondata da delfini, che aveva caratterizzato la monetazione di Siracusa per almeno due secoli e che – secondo noi – rappresentava l’eponima della città, la ninfa Syra94. Anche Agatocle l’aveva adottata sui primi teVd., supra, nota 81. BERTELLI 1993, 283. L’attribuzione alla città di un’identità femminile non è dovuta semplicisticamente alla fusione fra la città stessa e la sua Tyche. L’idea della Città “donna” è presente non solo nel mondo greco ma anche in quello semitico. Il libro di Ezechiele suppone una relazione di sponsa ad sponsum fra Gerusalemme e Jahvé, ripresa più tardi con un rovesciamento da San Paolo che indica come donna la Gerusalemme celeste “… è libera; è lei che è nostra madre”. Un concetto che sarà fondamentale per Sant’Agostino e per tutto il pensiero medievale. In senso opposto a quello spirituale indicato da Paolo, l’Apocalisse di Giovanni attribuisce una personalità femminile anche alla città di Babilonia, donna seduta su una bestia scarlatta, ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e perle, con in mano una coppa colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione. Ad essa si oppone la città di Gerusalemme adorna come una sposa per il suo sposo. 92 Si veda la ricca analisi di PIRONTI 2007, 209-277: Les répresentations de la déesse armée. Ses prérogatives en matière de victoire, le patronage qu’elle exerce sur les rangs de l’armée, son implication dans la formation militaire des jeunes gens, ce ne sont que des indices parmi d’autres qui permettent de restituire une place à Aphrodite parmi les puissances divines rattachées aux polemeia erga et à la vie de la cité en armes. Vd. anche PIRENNE DELFORGE 1994, 153 (Aphrodite Nikephoros ad Argo), 167-168 (Aphrodite ed Ares), 199-210 (Aphrodite armata a Sparta), 450-454. 93 DONÀ 2003, 77. 94 Identificata solitamente dagli studiosi con Arethosa, noi riteniamo dovesse trattarsi del90 91 292 tradrammi, nella versione datane da Euainetos quale testa coronata di foglie di canne, presente al rovescio dei decadrammi che avevano celebrato la vittoria di Siracusa sugli Ateniesi95 (tav. I fig. 7). Kora96, giovane donna dai lunghi capelli trattenuti da una corona di spighe, è identificata anche dalla legenda che le si accompagna. L’iscrizione, a differenza di quanto accade quando si intenda indicare il personaggio rappresentato, è espressa non al nominativo ma al genitivo KORAS, così come al genitivo è sul rovescio di un buon numero di tetradrammi il nome AGAQOKLEOS, venutosi a sostituire alla forma aggettivale AGAQOKLEIOS97, che a sua volta definiva il tetradrammo siracusano come “l’agatocleo”, con evidente analogia con l’alexandreion di Alessandro Magno coniato da Tolomeo I. L’emittente siracusano, designando inizialmente la moneta come “agatocleo di Kora”, aveva identificato nella dea la “proprietaria” e la “garante” dell’emissione; con i nomi entrambi al genitivo questa proprietà appariva di fatto “condivisa” dal governante e dalla dea, in un indubbio crescendo di autorità e di autoaffermazione98 che poneva il nome di Agatocle sullo stesso piano di quello della divinità. A distanza di un trentennio dalla moneta di Agatocle, il re Pirro suo genero, avrebbe coniato a Siracusa una serie in bronzo che sul rovescio rappresenta il fulmine accompagnato dall’iscrizione BASILEWS PURROU mentre al diritto compare una testa femminile velata, coronata di foglie di quercia, insieme alla legenda FQIAS99, espressa dunque anch’essa al caso genitivo indicatore del possesso. È ben noto come Phthia fosse la madre di Pirro, ma il trovarla coronata di quercia, l’attributo peculiare dello Zeus Epirota di Dodona, fa recuperare per Phthia la valenza primigenia di Madre di tutti gli Achei100 (tav. III fig. 40). A lei, giovinetta di Aigion di Acaia, si era presentato sotto forma di colomba Zeus stesso con l’intenzione di sedurla; da quella personificazione della Città, l’eponima Syra, improntata al modello ideologico e in parte anche iconografico dell’Aphrodite orientale, nella commistione di Atargatis (la più tarda dea Syria) con Išhtar/Astarte, vd. CACCAMO CALTABIANO 2002 e CACCAMO CALTABIANO 2009. 95 Vd. supra. 96 Sul significato del nome vd. H. STEPHANUS, Thesaurus Graecae Linguae, V, 1829 s.v. KÒrh 1831: Kore quae pura adhuc est et a viro intacta. 97 Cf. ARMAGRANDE 2000b. IERARDI 1995, 16-20 riteneva, invece, che la forma aggettivale (presente anche sulla serie in oro con testa di Alessandro in scalpo di elefante/ Athena promachos, supra, nota 9) si fosse sostituita al nome di Agatocle al genitivo per eliminare la contraddizione prodotta dalla presenza del genitivo KORAS al diritto delle stesse monete. Nella scelta delle legende si rispecchiava in realtà la progressiva scalata di Agatocle verso la monarchia, nella transizione dallo strategato alla basileia. 98 Più tardi anche Iceta (287-278 a.C.) conierà una serie in bronzo recante al diritto un giovanissimo Zeus Hellanios indicato al genitivo, abbinato sul R/ all’aquila sul fulmine e alla legenda SURAKOSIWN, SNG ANS, nn. 782-825. 99 SNG ANS, nn. 834-835, 1398; CALCIATI II, 330, 184 DS 110-112. Dietro la testa di Phthia sono rappresentati quali simboli una punta di lancia, un trofeo d’armi, una spiga, un tripode, una protome di pegaso. 100 NENCI 1955, 75 esclude che si tratti della madre di Pirro e pensa piuttosto al distretto di Ftia celebre per aver dato i natali ad Achille. Vd. in questi stessi Atti i contributi di D’ARRIGO 2008 e SANTAGATI 2008. 293 l’unione sarebbe stata generata la stirpe degli Achei101. Il parallelismo che è possibile riscontrare tra la moneta di Pirro e i tetradrammi di Agatocle offre una chiave di lettura dell’utilizzo di una doppia legenda monetale espressa al genitivo, che credo faccia della moneta siracusana la proiezione ideale e al tempo stesso materica delle modalità di gestione del potere da parte del governante. La moneta appartiene ad Agatocle e a Kora, e analogamente al re Pirro e a Phthia, perché in entrambi i casi i soggetti femminili rappresentano una delle due componenti della “coppia” formata dal governante e dal popolo da lui governato. Se la Phthia di Pirro, grazie al suo ruolo mitico, è Madre di tutto il popolo perché Pirro è già basileus, e quindi “Padre” di quello stesso popolo102, quale era il ruolo di Agatocle? Sui tetradrammi che finalmente osa battere a proprio nome, egli ha scelto due “giovani” figure femminili, Kora la fanciulla per antonomasia e la Nike/Nymphe, seminuda e avvenente, pronta all’unione sponsale. E, inoltre, se la Phthia di Pirro poteva evocare l’ancestrale Madre di tutti gli Achei e impersonare di fatto una intera “nazione”, cosa rappresentava Kora? Il mito del suo ratto la legava indissolubilmente oltre all’idea della rigenerazione e del rinnovamento della natura, a quella del matrimonio, matrimonio per ratto quale era stata la forma più ancestrale attraverso la quale l’uomo era entrato in possesso della donna. Nel nome di Kora e di Demeter Agatocle aveva dato avvio alla spedizione contro Cartagine in terra africana103, ma la motivazione ideologica – alla base della scelta iconica di Kora sulle proprie monete – doveva essere stata ancora più forte. In un recente contributo dedicato alle rappresentazioni di Demetra e Kore/Persephone sulle monete greche di Sicilia B. Borba Florenzano104 ha ancora una volta ribadito il carattere pansiceliota delle due dee105: la loro immagine sotto il regno di Agatocle, così come più tardi sotto il dominio romano, era stato un mezzo per esprimere a common identity among the several Siceliot towns. Gli storici delle religioni106 concordano sullo sviluppo particolare che il culto delle due dee avrebbe avuto in Sicilia a confronto della Grecia continentale, un culto popolare, agevolato dalla preesistenza locale di culti dedicati a divinità femminili della terra e della fertilità, ma al cui sviluppo non erano stati estranei tiranni e signori siciliani che, da Gelone a 101 Autocrat. 297 FGrHist F 2, ap. Athen. 9, 395a; Ael. V.h.1, 15; Eust. Ad Hom. Il. 71, 9; Serv. Ad Verg. 1, 242. 102 Non a caso l’ultimo, e certamente il non meno importante appellativo assunto da Augusto nel 2 a.C. fu quello di Pater Patriae. 103 Diod. 20, 6, 3. Immediatamente dopo lo sbarco in Africa, per propiziarsi la protezione delle due dee egli aveva dato fuoco alle sue navi. In precedenza, presso il santuario di Demetra aveva prestato giuramento nel momento in cui aveva assunto la carica di Strategos autokrator, vd. BORBA FLORENZANO 1993, 72 e CONSOLO LANGHER 2000, 133-135. 104 BORBA FLORENZANO 2005, 1; cf. BORBA FLORENZANO 1993. 105 Già Pind. Nem.1, 13 aveva cantato che Zeus aveva donato la Sicilia a Persephone; nella prima metà del V sec. a.C., grazie alla propaganda dinomenide, si sarebbe rafforzata l’idea che le due dee erano le protettrici dell’intera Sicilia. 106 Vd., più di recente, CHIRASSI COLOMBO 2008 e SFAMENI GASPARRO 2008 con bibliografia precedente. 294 Timoleonte ad Agatocle, se ne erano avvalsi in momenti di crisi, facendo leva sulla loro popolarità, ma al tempo stesso indotti dalla necessità di creare una identità unica tra tante etnie diverse107. La religione delle due dee doveva essere stata certo un elemento aggregante, dal momento che il loro culto era comune a un consistente numero di Sicelioti. La Kore/Nike, la “Kore vittoriosa” con i tratti distintivi della Nymphe, innestata nel solco della tradizione dell’antica signora orientale della regalità, a sua volta riflessa nei tratti più peculiari dell’Aphrodite fenicio-cipriota cui sola spettava dare il potere al governante, diveniva per iniziativa di Agatocle strumento di consenso e di aggregazione, modello per matrimoni misti che avrebbero ampliato il regno, consolidandolo con la nascita di nuovi cittadini. Che questo messaggio non fosse rivolto solo alla Sicilia ma si proiettasse anche all’esterno, ai territori di nuova conquista o a quelli ancora da conquistare, sembra potersi dedurre anche dalle caratteristiche morfologiche dei tipi presenti sui tetradrammi di Agatocle. Gli studiosi hanno già evidenziato l’esistenza, accanto ad esemplari di stile bello e raffinato, di altri in cui l’iconografia di Kore ha tratti apparentemente rozzi, con rovesci su cui si registra una degenerazione stilistica: la Nike e il trofeo perdono le rispettive proporzioni e sono disegnati con un tratto rigido quasi grossolano (tav. I fig. 10 e tav. III fig. 39). Al diritto, tuttavia, più che di un peggioramento stilistico si registra una vera e propria diversità iconografica: la chioma di Kore non è fluente e inanellata, ma appare divisa in tre parti, due grosse ciocche attorcigliate scendono rigide dietro l’orecchio ed incorniciano il volto, sulla nuca i capelli sono stretti in un codino. Considerando la fortuna avuta dall’iconografia di Kore di bello stile nella monetazione di Iceta, Pirro e Ierone II, il modello “barbarico” di Kore rimane isolato; le sue caratteristiche sembrano testimoniare la precisa volontà di variare l’aspetto della dea108 e il modello “barbarico” potrebbe ritenersi un prodotto realizzato fuori di Siracusa109 e destinato anche a genti non siciliane. Come nel passato recente era avvenuto per Alessandro che – sposando Rossane – aveva fatto suo, legittimandolo, il lembo più orientale del suo regno, e come certo anche Seleuco aveva fatto colonizzando quegli stessi territori con matrimoni misti, anche Agatocle, uscendo dalla Sicilia inaugurava una politica matrimoniale culminata nelle nozze con Theossena, figliastra di Tolomeo I sovrano d’Egitto e sorella di Magas basileus della Cirenaica110. Al tempo stesso da governante lungimirante esportava il modello di una Sicilia/Kore unita sotto un solo signore, pronto ad amare come uno sposo ama la sua sposa i popoli di nuova conquista. Su tutto imperava poi l’ideologia della Vittoria che legittimava e riconosceva il potere del governante in nome di una conquista che era stata ottenuta per via dell’areté personale e dell’uso delle armi. 107 BORBA FLORENZANO 2005, 8. 108 ARMAGRANDE 2000a, 226. 109 Vd. anche IERARDI 1995, 9-15, che pensa dubitativamente a una zecca mobile in Afri- ca e attribuisce la rozzezza di numerosi esemplari all’imperizia degli incisori. 110 Su Theossena Iust. 23, 2-6 e il frammento timaico trasmesso da Polyb. 12, 15 = FrGrHist 566 F 124 c, CONSOLO LANGHER 2000, 191, 280. 295 Bibliografia ANDÒ V. 1996, Nymphe: la sposa e le Ninfe, QUCC n.s. 52,1, 47-79. ARMAGRANDE V. 2000a, Agatocle/Kore. 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